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Nicaso: «Anche a Brescello persone riverite come in Calabria»

di Andrea Vaccari
Nicaso: «Anche a Brescello persone riverite come in Calabria»

L’analisi dello studioso sulla situazione del paese: «Nessun contagio, la ’ndrangheta è un modello esportabile»

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BRESCELLO. «In occasione di una mia breve visita a Brescello ho potuto toccare con mano che certi personaggi vengono pubblicamente riconosciuti, accettati e riveriti. Scene analoghe a quelle che si vedono in alcune realtà della Calabria».

Si è toccato anche il tema di Brescello martedì sera a Bagnolo, in occasione dell’incontro “Donne, sport e sistemi di potere” che si è svolto in sala consiliare e che ha visto la partecipazione della presidente della Fondazione per lo sport Milena Bertolini e di Antonio Nicaso, giornalista, scrittore e studioso dei fenomeni criminali di tipo mafioso, considerato uno dei massimi esperti di criminalità organizzata a livello internazionale.

Proprio Nicaso - che oggi vive in Canada ma torna periodicamente in provincia di Reggio Emilia per incontri sulla malavita - ha fornito alcuni spunti importanti sulle vicende brescellesi, tra cui il racconto di una sua esperienza vissuta nel paesino della bassa, dove ha osservato da vicino alcune dinamiche sociali.

Professor Nicaso, come ha trattato nella serata l’argomento Brescello?

«Ho fatto un ragionamento generale in quanto vivo a 6mila chilometri di distanza, ma ho citato Brescello come una sorta di “laboratorio” in quanto, dopo il lavoro della commissione prefettizia, è in corso di valutazione il livello di infiltrazione della 'ndrangheta. Ho anche detto che vanno escluse le contrapposizioni etniche e regionalistiche».

In che senso?

«Bisogna distinguere i calabresi che hanno a cuore la legalità e quelli che entrano nei consessi elettorali in rappresentanza di realtà che nulla hanno a che fare con la democrazia. Fare indagini sulla ’ndrangheta non vuol dire colpire la comunità calabrese: spesso, purtroppo, i calabresi adducono questa giustificazione, ma l’inchiesta Aemilia ha contribuito a colmare un importante vuoto. Così come è ora di smettere di tirare in ballo il confino di polizia: non ho mai creduto alla storia del “contagio”, la ’ndrangheta si è radicata dove è stata accolta la sua offerta di contenimento dei prezzi».

Cosa significa?

«La ’ndrangheta è un modello esportabile di impresa che si fonda sulla reciproca utilità, e gli scambi avvengono con logiche elettorali o operazioni di marketing che fanno da schermo per attività criminali».

A Brescello cosa ha visto?

«Scene che avevo già visto in Calabria. Sono stato a Brescello per curiosità e ho notato che certi personaggi, in paese, vengono riveriti e accettati. Si tratta di una cosa grave».

Ha accennato anche a collaboratori di giustizia. In che modo?

«Che ci sia un collaboratore che sta rivelando dettagli importanti lo dicono le carte dell’inchiesta Aemilia. Io ho accennato a un altro collaboratore che ha raccontato di un’operazione criminale saltata a causa dell'arresto di Nicolino Grande Aracri. Un episodio che dimostra la caratura criminale di questo clan, non certo di secondo piano».

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