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«Appalti dubbi, 20 anni da vedere»

San Polo, proposta del Movimento 5 Stelle respinta in consiglio comunale

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SAN POLO. «L'ultimo consiglio comunale ci ha visti incassare un secco no alla proposta di formazione di una commissione di controllo per le mafie nel nostro territorio e alla richiesta di visionare 20 anni di appalti quantomeno dubbi. La giustificazione che ci hanno dato è che ci sarebbe già, a livello di Unione dei Comuni, un progetto simile. La verità è che il progetto da loro citato non è partito e forse non partirà mai». Inizia così il j'accuse del gruppo consiliare "San Polo d'Enza 5 Stelle". «Negare questo ordine del giorno – afferma il M5S – suona come un'eco di quegli errori già commessi dal Comune di Reggio Emilia per eccesso di sottovalutazione del problema. Bisogna controllare gli appalti degli ultimi 20 anni, limitarsi a quelli degli ultimi 5 o 6 non avrebbe alcun senso». Tuttavia, seppure su un altro tema, durante il consiglio comunale il gruppo M5S è riuscito a strappare una vittoria. «Abbiamo ottenuto l'unanimità di voti positivi – spiega la consigliera Domenica Curione – sulla salvaguardia del nostro caro Lambrusco. Seppur felici del voto favorevole di tutti, salta all'occhio come il vino abbia avuto maggior successo dell'acqua: la nostra mozione di due anni fa nella quale chiedevamo di installare il distributore d'acqua pubblica, che ha avuto tanto successo in tutti i paesi limitrofi, era infatti stata bocciata». A proposito di bocciature, la Curione aggiunge: «Abbiamo votato contro l'ordine del giorno proposto dall'amministrazione per tentare di arginare il futuro proliferare delle sale scommesse sul nostro territorio. Il motivo è che, con questa proposta, le sale scommesse non sarebbero vietate, ma regolamentate. Il provvedimento che ci hanno presentato non è sufficiente a raggiungere l'obiettivo, sano e di buonsenso, di eliminare anche ogni macchinetta già presente sul territorio. Non si può di certo contare sul nazionale, dove gli stessi loro esponenti legiferano a favore della piaga e sposano le lobby, arricchendosi sulla pelle dei cittadini, per poi istruire i Comuni a creare paraventi senza voler davvero eliminare questo disastro del tessuto sociale».

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