Gazzetta di Reggio

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I figli di Grande Aracri: «Non siamo prestanome»

di Jacopo Della Porta
I figli di Grande Aracri: «Non siamo prestanome»

In aula Paolo e Rosita, ai quali il tribunale ha sequestrato una ditta e una casa Hanno affermato di avere comprato con risorse loro e non del padre Francesco

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REGGIO EMILIA. Si sono fatti interrogare in aula per dire che quei beni sequestrati sono di loro proprietà e i soldi non provengono dal padre Francesco, condannato per associazione mafiosa.

Ieri mattina in tribunale a Reggio sono comparsi Paolo e Rosita Grande Aracri, difesi dall’avvocato Alessandro Sivelli, che sono stati ascoltati dal collegio che a luglio e dicembre ha disposto il sequestro di alcuni beni intestati a loro, la Marmi Nusa srl e un immobile.

Il figlio Paolo ha detto di non essere il prestanome di nessuno e che la Marmi Nusa è stata costituita da lui senza l’intervento del padre, che in quel periodo si trovava in carcere.

La figlia, relativamente all’immobile dove vive, ha detto di averlo comprato con un mutuo e quindi ha detto che anche nel suo caso il padre non c’entra nulla.

Il collegio, presieduto dal presidente del tribunale Francesco Caruso, che deve decidere sulla confisca, si è riservato la possibilità di chiedere una perizia affinché si faccia luce sulla provenienza delle risorse utilizzate per comprare e gestire i beni in questione.

In aula è intervenuto il pm della Dda di Bologna Marco Mescolini, che rappresenta l’accusa nel processo Aemilia in corso a Bologna e avrà lo stesso ruolo nel dibattimento che si terrà a Reggio. Il magistrato ha anche colto l’occasione per constatare l’avanzamento dei lavori dell’aula speciale dove verrà celebrato il processo.

A luglio e a dicembre 2015 il tribunale di Reggio ha disposto due ingenti sequestri di beni ritenuti riconducibili a Francesco Grandi Aracri e considerati di provenienza mafiosa.

Ecco la mappa dei beni confiscati realizzata da Confiscati Bene
(dati dell'Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati)

A dicembre il sequestro di beni, per un valore di due milioni di euro, aveva riguardato due società con sede a Brescello (Immobiliare Santa Maria srl e G.G.A. Immobiliare srl), conti correnti bancari (in cinque filiali), conti postali, buoni fruttiferi, appartamenti a Suzzara, quattro terreni agricoli a Brescello, libri contabili in aziende del Crotonese. A luglio invece erano stati confiscati dei beni già sequestrati nel 2013 e contestualmente sequestrata la Marmi Nusa.

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