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in toscana

Rifiuti, indagine su una partecipata di Unieco

Aperto un fascicolo su un appalto da 140 milioni aggiudicato a un raggruppamento

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REGGIO EMILIA. Turbativa d'asta sul servizio di smaltimento di rifiuti, un appalto da 140 milioni di euro, affidato dall'Ato Toscana Sud al raggruppamento di imprese Sei Toscana, è l'ipotesi d'accusa sulla quale lavora la procura di Firenze che ha aperto un fascicolo nel quale sono già finiti i documenti acquisiti dalla guardia di finanza la settimana scorsa durante una serie di perquisizioni. La gara dell’Ato sud è quella del 2012, che ha decretato come vincitore, nel 2013, proprio la Sei Toscana, raggruppamento di imprese pubbliche e private. Il socio principale (con il 26,80% delle quote) è Sta (Società toscana ambiente), una holding di imprese cooperative fra cui spiccano il colosso reggiano Unieco e le toscane Cooplat e Castelnuovese (la coop a lungo guidata da Lorenzo Rosi, ultimo presidente di Banca Etruria). Cooplat detiene da sola anche il 13% di Sei, mentre Sienambiente detiene il 23,79%. La gara è da tempo oggetto di interrogazioni dei 5 Stelle e di esposti che hanno già messo in moto la Corte dei conti. L’attenzione della procura della Repubblica si è concentrata, a quanto risulta, sul bando di gara, che secondo le ipotesi di accusa sembra essere stato tagliato su misura per il raggruppamento vincitore. Colpisce anche la scarsità di concorrenti (tre, di cui due si ritirarono). Ma gli avvocati fanno notare, da un lato, che quel bando nasce da esigenze tecniche, tanto che è stato poi preso a modello per le gare successive bandite in tutta Italia. E dall’altro che le imprese invitate a partecipare erano molto più numerose. La terza questione che ha destato sospetti è una ragnatela di rapporti fra i consulenti dell’Ato, la società pubblica che ha bandito la gara, e i consulenti del raggruppamento di imprese vincitrici. Nel dettaglio, l’Ato si affidò a suo tempo allo studio legale fiorentino Mariani e Menaldi per la predisposizione del bando di gara. Il raggruppamento risultato vincente si appoggiò a uno studio commerciale fiorentino dei commercialisti Eros Organni, Dario Capobianco e Luciano Nataloni. E secondo gli investigatori, fra lo studio legale dell’appaltante e i commercialisti del raggruppamento concorrente c’erano rapporti professionali. (e.l.t.)

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