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Enzo Ciconte: «Sbagliato dire che l'Emilia è terra di mafia»

Enzo Ciconte: «Sbagliato dire che l'Emilia è terra di mafia»

Dibattito di Libera sulla presenza della ’ndrangheta, critiche dello studioso al procuratore nazionale antimafia Roberti

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REGGIO EMILIA. «Se vogliamo essere seri nell'analisi, dobbiamo guardare anche al fatto che ci sono state e ci sono figure di professionisti contigui alle cosche che non sono calabresi». Ovvero, i colletti bianchi reggiani al servizio della 'ndrangheta.

«Giá a metá degli anni Ottanta era evidente tutto quello che si doveva comprendere, tra cui questi collegamenti. Il problema è che questo sembrava un fatto loro, dei cutresi intendo. Una questione puramente criminale. Era un'analisi sbagliata dall'inizio». Così il professor Enzo Ciconte, intervenuto ieri sera al dibattito organizzato dall'associazione Libera ai chiostri della Ghiara insieme alla giornalista Sabrina Pignedoli.

Per anni, ha spiegato Ciconte, si è detto che c'erano i mafiosi, ma non la mafia. «Siamo arrivati a pronunce di tribunali in cui si condannavano i mandanti di un omicidio senza indicarne il movente, perché questo avrebbe significato ammettere che era legato a una faida interna alle ndrine e ciò avrebbe sporcato l'immagine della città, della regione».

Lo studioso è intervenuto anche sui suoi stessi studi e su alcuni passaggi in cui ha sostenuto l'esistenza di anticorpi, in Emilia Romagna, a differenza di altre realtá. «Di questo resto convinto, il fatto è che la ’ndrangheta ha iniziato a bussare alla porta della politica, e qualcuno quella porta l'ha aperta».

Dure parole, Ciconte le ha rivolte poi alla cooperazione: «A un certo punto ha deciso di entrare nel mercato e di dimenticarsi da dove era nata, mandando quella storia al macero. E così, finisce che qualche cooperativa abbia rapporti con i mafiosi, che al mercato sono interessati, eccome».

Critiche anche al procuratore nazionale antimafia Roberti: «È sbagliato dire che questa è terra di mafia. E Aemilia non ha distrutto l'onorabilitá di un'intera regione. Un magistrato, oltre che le prove, deve avere prudenza». Infine, il sacco di Reggio: «Chi vuole fare polemica la faccia pure, ma attenzione: legare la presenza delle ndrine alla cementificazione sarebbe sbagliato. I soldi delle cosche vengono dalla droga, dai sequestri di persona. Certo, nell'edilizia si sono inseriti, come oggi sono dentro il gioco d'azzardo e in altro che non sappiamo. Forse anche nell'agroalimentare».

Rispondendo alle domande dal pubblico, Ciconte ha riconosciuto l'interesse per così dire reggiano a comprare al nero e a rivolgersi alla cosca per il recupero crediti. Tra il folto pubblico che ha assistito al dibattito, molti i rappresentanti delle forze d'opposizione, a fronte di una presenza pressoché nulla sul fronte istituzionale. Mancavano anche i rappresentanti del Pd. Fatto interessante, considerato anche che gli studi di Ciconte sono stati commissionati in passato e tuttora da Regione e Comune.

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