Tav Firenze: manager Coopsette rinviati a giudizio
A processo sei dirigenti per reati che vanno dalla frode al traffico illecito di rifiuti. “Salvo” Davoli: ora risponde il liquidatore
REGGIO EMILIA. Hanno effettuato lo scavo preliminare per il tunnel della Tav durante le lezioni scolastiche provocando una crepa nell’istituto che distava pochi metri e infischiandosene del divieto di compiere quelle lavorazioni quando gli alunni erano sui banchi.
Un reato grave, relativo a frodi e truffe che sono valsi il rinvio a giudizio di Fulvio Saraceno e Claudio Lanzafame, rispettivamente ex presidente di Nodavia e tecnico castelnovese di Coopsette. La coop ora in liquidazione coatta amministrativa e sei suoi manager dovranno comparire infatti davanti ai giudici del tribunale di Firenze il 16 dicembre - in ordine a vari diversi ricostruiti dopo lunghe indagini - per essere sottoposti a giudizio a tre anni di distanza dallo scoppio dell’inchiesta che ha bloccato per lungo tempo la costruzione della Tav toscana.
Forse l’inchiesta penale più rilevante di quelle che, in questi anni, hanno letteralmente travolto Coopsette, alle prese in questi mesi con la fase finale della sua storia industriale.
Il giudice per l’udienza preliminare, Alessandro Moneti, ha disposto il giudizio per 20 dei 33 indagati iniziali, con riduzione dei reati e sentenziando il proscioglimento da tutte le accuse per gli ex super dirigenti del ministero delle Infrastrutture Ercole Incalza e Giuseppe Mele.
Va a giudizio, ma alleggerita di varie imputazioni, l'ex presidente dell'Umbria e di Italferr, Maria Rita Lorenzetti. Ad uscire dall’inchiesta evitando il processo è invece l’ex presidente di Coopsette, Fabrizio Davoli, che doveva rispondere per i reati amministrativi della coop in qualità di legale rappresentante della società. Le imputazioni passano infatti in capo al liquidatore giudiziale di Coopsette, Giorgio Pellacini, che sta gestendo la procedura di dismissione della società di Castelnovo Sotto.
Il rinvio a giudizio è stato deciso anche per Paolo Bolondi (direttore acquisti di Coopsette) e Matteo Forlani (altro dirigente di Coopsette residente a Fidenza), perseguiti per il reato di traffico illecito di rifiuti e per lo smaltimento illecito dei fanghi di scavo. C’è poi Maurizio Brioni, all’epoca responsabile delle relazioni per la coop, accusato con Lorenzetti, Saraceno e Marco Bonistalli (altro manager Coopsette di stanza a Roma) di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e all’abuso di ufficio.
Nell'ambito dell'inchiesta, molto articolata, - relativa ai lavori di sottoattraversamento, in tunnel, di Firenze della linea ferroviaria Tav - Lorenzetti va a processo per aver operato «a vantaggio della controparte» Nodavia e Coopsette mettendo a disposizione dell'associazione a delinquere «conoscenze personali, propri contatti politici e una vasta rete di contatti». A giudizio anche il legale rappresentante di Nodavia Furio Saraceno, il già responsabile di Ds e Pd a Palermo, Walter Bellomo, come membro della commissione Via del ministero dell'Ambiente.
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