"Area Nord, c'è troppa confusione"
Mauro Severi, presidente di Unindustria Reggio Emilia dice no alle iniziative spot e chiede un piano strategico
Nel corso delle ultime settimane i quotidiani locali hanno presentato due possibili iniziative immobiliari dedicate allo sport, al tempo libero e alla cultura. Mi riferisco all'ipotesi di una grande arena per megaconcerti estivi, da realizzarsi presso il "campovolo", e a un insieme di edifici dedicati non solo allo sport, come un nuovo palazzetto multifunzionale, ma anche allo spettacolo e all'ospitalità. Realizzazioni, queste ultime, previste presso l'area della stazione Mediopadana o nelle sue adiacenze.
Se da una parte si tratta di segnali incoraggianti, in quanto evidenziano un rinnovato interesse per gli investimenti immobiliari da parte del pubblico, della cooperazione e dei privati; dall'altra si tratta di progetti che, per i loro contenuti e le loro finalità, ci devono interrogare sulle scelte strategiche dalle quali dipende il futuro del nostro Capoluogo. In tale prospettiva la presenza dell'alta velocità e il privilegio di una stazione ferroviaria ad essa dedicata, rappresentano una novità senza precedenti che s'intreccia, a sua volta, con le grandi trasformazioni in atto.
Penso alla rivoluzione digitale, alla globalizzazione, al lascito della crisi, alla riorganizzazione dello Stato e alla conseguente necessità di un piano strategico per il riposizionamento competitivo del nostro territorio.
Tutto ciò rende indispensabile l'aggiornamento del portafoglio dei progetti locali alla luce della nuova dimensione mediopadana e del ruolo che Reggio Emilia può e deve avere all'interno della stessa.
Ciò che si frappone tra queste intenzioni e la realtà, è la sottovalutazione della natura e della complessità della trasformazione che siamo chiamati ad affrontare. Un'eventualità, quest'ultima, che comporta il rischio di scegliere e applicare soluzioni sbagliate. Ripensare una città di quasi duecentomila abitanti è un percorso complesso a causa delle interazioni tra più parti: dalla politica all'economia, dall'opinione pubblica ai vincoli amministrativi e finanziari, dagli effetti contraddittori determinati da scelte pregresse alla presenza di interessi divergenti.
Per affrontare tale complessità non possiamo limitarci a scomporre la sfida urbana e territoriale in singole realizzazioni, disgiunte le une dalle altre, illudendoci in tal modo di ottenere, attraverso la somma delle parti, un Capoluogo rinnovato. Al contrario, ciò che serve è una visione d'insieme, forte e condivisa, capace d'indirizzare e guidare, adattativamente e intelligentemente nel tempo, lo sviluppo di Reggio Emilia.
Alla luce di queste considerazioni è urgente l'avvio di una verifica politica sull'insieme dei molti progetti che, seppur con pesi e tempi d'attuazione diversi, costituiscono l'agenda locale: dall'area delle Reggiane al polo universitario, dalla funzione del Tecnopolo alla stazione Mediopadana che malgrado il suo successo si configura sempre più come un'opera incompiuta; dal centro storico a Reggio Children; dal palazzetto dello sport alle più che discutibili proposte che hanno via via riguardato l'area della stazione Mediopadana.
Per non considerare poi Reggio Emilia Innovazione che pur evidenziando una forte capacità di presidio degli obiettivi assegnati è drammaticamente condizionata dall'inadeguatezza delle risorse economiche disponibili. L'unico modo per porre fine a inconcludenti confronti e allo stillicidio di indiscrezioni tendenziose, è una forte volontà politica a sostegno sia delle finalità di Reggio Emilia Innovazione, sia della certezza delle sue fonti di finanziamento. Come dicevano gli antichi fondatori della nostra città: "primum vivere, deinde philosophari."
L'elenco dei temi richiamati, di per sé imponente seppur non esaustivo, si compone di iniziative che, qualora prive di adeguato consenso o mal combinate tra loro, potrebbero generare incoerenze, pregiudizio a sviluppi futuri o, peggio, conflitti tra attori locali. Tutto ciò senza considerare il rischio rappresentato da personalismi e logiche di potere e pressione che nel loro insieme indeboliscono l'azione della politica, così come la credibilità delle iniziative e delle persone chiamate a realizzarle.
Simili accadimenti non sono solo dannosi, ma alimentano la sfiducia che affligge il nostro intero Paese. In tale prospettiva il gioiello territoriale rappresentato dalla stazione Mediopadana, con il suo successo e le sue ulteriori e grandi potenzialità, non sfugge certo ai rischi richiamati. Di questa Grande Opera è indispensabile ricordare che configura un interesse di rilievo generale da tutelare consapevolmente come bene in sé. Nei suoi confronti la politica e i principali attori locali devono impegnarsi per raggiungere due precisi obiettivi. Il primo è portare immediatamente a compimento le indispensabili opere accessorie, come i parcheggi di superficie e la mobilità dedicata.
Il secondo è la definizione delle funzioni e dei parametri concernenti le iniziative immobiliari riguardanti l'area in cui insiste la stazione che - indipendentemente dagli assetti proprietari - rappresenta un bene comune non contendibile, da tutelare e da valorizzare nel tempo.
* Presidente Unindustria Reggio Emilia
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