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Le opere del Correggio alla grande mostra aperta al Quirinale

di Serena Arbizzi
Le opere del Correggio alla grande mostra aperta al Quirinale

Nella rassegna dedicata all’arte cinquecentesca anche le tele del reggiano Antonio Allegri conosciuto come “Correggio”

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CORREGGIO. Due opere profondamente e intimamente correggesi, non soltanto perché di Antonio Allegri, ma perché custodite in quel tesoro ricco di cultura e di storia che è il Museo civico. Sono tra le protagoniste, come anticipato, della prestigiosa mostra inaugurata ieri e aperta da oggi dal tema: “Correggio e Parmigianino. Arte a Parma nel Cinquecento”.

La mostra, a cura di David Ekserdjian sarà visitabile fino al 26 giugno presso la prestigiosa location delle Scuderie del Quirinale. Per testimoniare come questa occasione valorizzi anche il nostro territorio, all’inaugurazione hanno partecipato il sindaco Ilenia Malavasi e l’assessore Monica Maioli. I due capolavori del Correggio che il pubblico potrà ammirare sono: “Pietà” e il disegno bifacciale “Due apostoli con efebi intorno a una finestra circolare”.

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La “Pietà” è un olio su tavola di 34,2 x 29,2 centimetri, datato 1516-17. La tavola fu acquistata nel 2002 dalla Fondazione “Il Correggio” dopo essere passata in disponibilità della National Gallery di Washington e della Pierpoint Morgan Library di New York dal lascito della signora Lore Heinemann. Essa è stata storicamente ridotta di alcuni centimetri almeno su tre lati ma ha ricevuto un ottimo restauro e tutte le perizie scientifiche, dalla National Gallery di Washington nel 1999-2000. Già pubblicata da Ekserdjian prima del recupero come “la miglior versione” fra quelle note, è stata riconosciuta come autografa da David A. Brown e da Eugenio Riccòmini, senza contrasto fra gli studiosi. Se ne conoscono almeno otto copie antiche: fra queste quella di Ludovico Carracci (Roma, Galleria Corsini) e quella a grande misura di G. C. Amidano nella chiesa del Santo Sepolcro a Parma.

Il soggetto è unico nel corpus tipologico del Correggio: il Cristo morto è posato sulle ginocchia di Maria, seduta presso il sepolcro, contro un rialzo denso di vegetazione, che è circuito a destra da un sentiero indirizzato verso l’aperto paesaggio. Il fermento chiaroscurale e il “contrapposto” del corpo nudo del Cristo, rimandano ad una forte meditazione leonardesca, mentre le figure,di grande tenerezza, raccolte nei panneggi disciolti, richiamanolo schema arcaico dei nordici Vesperbilder. Eseguita probabilmente a Correggio, la piccola opera devozionale dovette giungere ben presto ad un’importante personalità di Parma. Per i caratteri leonardeschi e taluni persistenti legami col Mantegna è parere del Riccòmini che l’opera sia anteriore al 1514.

Per quanto riguarda invece “Due Apostoli con efebi intorno a una finestra circolare”, la parte anteriore in matita rossa e inchiostro bruno, rivela un disegno preparatorio per la parte est della cupola del Duomo di Parma, raffigurante due Apostoli con efebi intorno a una finestra circolare. Il foglio reca al verso un disegno con studi architettonici di archi poggianti su colonne doriche e colonne ioniche. Sul retro, a matita rossa, è presente un disegno con studi architettonici di archi poggianti su colonne doriche e colonne ioniche.

Il disegno fa parte di un foglio al recto del quale si trova un disegno preparatorio per la parte est della cupola del Duomo di Parma, raffigurante due apostoli ed efebi intorno ad una finestra circolare.

Il disegno dei Due Apostoli, sul recto, acquistato dalla Fondazione Il Correggio, fu utilizzato dal grande incisore milanese Francesco Faraone Aquila (XVIII secolo) per le realizzazione di un ciclo di incisioni riguardanti la cupola del Duomo di Parma. Ne abbiamo prova perché le incisioni di Aquila sono in controparte rispetto al disegno preparatorio.

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