Ritrova le tracce del padre morto in Russia 73 anni fa
La storia di Nello Bondi, richiamato alle armi e partito senza più fare ritorno. Il figlio nato quando lui era già morto ha scoperto solo di recente dove è sepolto
VILLA MINOZZO. È un «cerchio che si chiude» a distanza di più di 70 anni, la vicenda di Nello Bondi, partito 27enne per la campagna di Russia nel luglio del ’42. Poi ufficialmente disperso. Di lui i familiari non avevano avuto più notizia e il figlio Alberto, avuto dalla fidanzata che Nello aveva lasciato a Villa Minozzo, senza sapere che fosse incinta, si era rassegnato. Fino a quando all’età di 67 anni, una vita e una famiglia trapiantate a Bologna, Alberto Campomagnani – il cognome della madre Maria – ha deciso di compiere un difficile viaggio a ritroso nel tempo, alla ricerca del padre perduto ancora prima di nascere.
Il bimbo del militare nacque il 2 aprile 1943. Nello Bondi morì qualche mese prima, il 19 gennaio, a Postojali in Russia. Fu verosimilmente ucciso mentre cercava di aprire la strada verso la salvezza a decine di migliaia di compagni.
Data e luogo di morte del padre Alberto, oggi 73enne, le ha sapute solo qualche anno fa e, per l’inanellarsi di una serie di incredibili coincidenze, ha trovato finalmente i resti del padre, cutoditi dal 1994 nel tempio sacrario di Cargnacco (Udine).
Ora però Nello, per una di quelle farraggini burocratiche comprensibili solo a pochi, tuttora risulta disperso. E per chiudere davvero il cerchio i Bondi stanno facendo di tutto perché sia emesso un certificato di morte, che finora il Comune non ha potuto rilasciare. A questo arriveranno tramite la pubblicazione di annunci sui quotidiani locali e sulla Gazzetta ufficiale per la richiesta di morte presunta. E grazie alla fondamentale assistenza di una nipote di Nello, Daniela Bondi, che è avvocato.
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Della storia questa è comunque solo la cornice. Il quadro che ne emerge è ben più complesso ed emozionante. «Che fine avesse fatto Nello – racconta Edda Bonfiglioli, moglie di Alberto – era una storia forse un po’ dimenticata da tutti noi. Fino al marzo di 5 anni fa. Da quel momento in poi siamo convinti sia stato lo stesso Nello a guidarci fino a lui».
Nel 2011, racconta la Bonfiglioli, il marito vede alla tv una puntata di “Chi l’ha visto”, da cui si lancia un appello per alcuni caduti e dispersi in Russia. È una sorta di folgorazione. «Alberto decide di fare un viaggio nelle zone del fronte – dice la Bonfiglioli – E intanto un’altra nipote, Stefania, ci aiuta a cercare le tracce di Nello tramite il sito “Onor ai caduti” (la Banca Dati del ministero della Difesa per la ricerca dei Caduti e Dispersi in Guerra, ndr). Ci rendiamo anche conto che il Comune non può emettere il certificato di morte perché davvero nulla si sa della fine di Nello».
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I Bondi proseguono le ricerche e ottengono copia del foglio matricolare dove si evince invece che Nello risulta morto a Postojali il 19 gennaio ’43, e poi anche di diversi certificati di irreperibilità l’ultimo dei quali in data 29 aprile 1948.
«Tutti documenti – spiegano i Bondi – emessi senza che noi ne fossimo mai venuti a conoscenza». In Russia Alberto ed Edda si recano quindi a Postojali e visitano, nel dubbio, entrambi i luoghi delle fosse comuni lì realizzate dai locali per dare sepoltura ai caduti italiani.
«Noi saremmo già stati contenti così»,dice Edda. Se non fosse che, a distanza di un anno dal viaggio in Russia, i Campomagnani vengono invitati dagli amici dell’Unirr (Unione nazionale italiani reduci di Russia) alle celebrazioni annuali al Tempio sacrario di Cargnacco. Non ci sono parole per raccontare l’emozione e la commozione dei due coniugi quando, davanti al sacrario tra i nomi dei tanti caduti, le cui salme erano state riesumate e riportate in patria fino a Cargnacco, hanno trovato proprio quello di Nello Bondi.
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