Iren, la Cgil si schiera contro il nuovo statuto
Il sindacato regionale dice no alla decisione di introdurre il voto maggioritario «Con la vendita delle quote fuori patto si rischia la privatizzazione dell’azienda»
REGGIO EMILIA. La Cgil dell’Emilia-Romagna, congiuntamente a Camere del lavoro di Reggio, Parma e Piacenza, si schiera contro la decisione dei sindaci di Reggio, Torino e Genova di introdurre il voto maggioritario in Iren. Una scelta che per il sindacato non significa altro che «privatizzare la società e di conseguenza far venire meno i dividendi ai Comuni, che finiranno ai privati, e che sono indispensabili per finanziare la spesa sociale». Un giudizio che va in direzione nettamente contraria a quello invece espresso dal sindaco di Reggio, Luca Vecchi, per il quale l’operazione consente di liberare risorse con la vendita delle azioni non vincolate nel patto di sindacato e, al tempo stesso, di mantenere saldamente in mano pubblica il controllo della società. Secondo la Cgil invece, a Iren è in corso una vera e propria privatizzazione.
«Come si è già verificato in altre società – scrive la Cgil – a seguito delle modifiche statutarie, i Comuni soci venderanno al mercato le azioni non vincolate e Iren diventerà, di fatto, un’azienda privatizzata. Se gli azionisti ridurranno, come annunciato, la quota di proprietà sotto il 51%, significa che i privati deterranno la maggioranza dell' azienda».
In particolare, sostiene il sindacato, «il mantenimento del controllo della società attraverso il voto maggioritario, il sindacato di blocco e le clausole previste per evitare salate ostili o poteri di veto da parte delle minoranze, non potranno compensare la perdita della maggioranza pubblica della società». Per la Cgil regionale e delle tre province emiliane su cui opera la multiutility, «questi accorgimenti non saranno sufficienti a contrastare gli effetti concreti della privatizzazione. A partire dall'aumento della pressione tra interesse pubblico e profitto, per cui Iren dovrà garantire maggiori utili al mercato, più interessato a una remunerazione del capitale investito nel breve periodo». In sostanza per la Cgil si tratta di operazioni puramente finanziarie che potrebbero compromettere l’equilibrio raggiunto tra i Comuni e favorire un ritorno delle frammentazioni del passato: un'operazione «che apre le porte a una cessione di una parte rilevante del patrimonio pubblico».
Infine la Cgil, reduce dal primo sciopero aziendale nei confronti della gestione attuale di Iren, sostiene «che questa difesa del 51% non significa difendere la società come ha operato fino ad ora, né il mantenimento dello status quo. Se l'azienda continuerà a distribuire molta parte degli utili non investirà adeguatamente e non si svilupperà». Per questo dalla Cgil sottolineano che il rientro di Parma nel patto di sindacato rafforzerà la componente pubblica della società.
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