Gazzetta di Reggio

Reggio

la protesta a baragalla

Scarpe appese ai cavi per dire no al McDonald’s

di Ambra Prati
Scarpe appese ai cavi per dire no al McDonald’s

REGGIO EMILIA. Si chiama “shoefiti” ed è la pratica, nata negli Stati Uniti, di legare tra loro i lacci di due scarpe e di scagliarle in aria, in modo da farle restare appese ai cavi delle linee...

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REGGIO EMILIA. Si chiama “shoefiti” ed è la pratica, nata negli Stati Uniti, di legare tra loro i lacci di due scarpe e di scagliarle in aria, in modo da farle restare appese ai cavi delle linee elettriche o telefoniche.

Il Comitato NoMacDonald’s lo ha scelto per esprimere la propria contrarietà al progetto della multinazionale di realizzare il terzo punto vendita di Reggio in via Davide Ricardo, dove sorgeva l’ex Kamp3000. E così, ieri, le “scarpe volanti” sono apparse anche a Baragalla. «Lo “shoefiti” – spiega Cosimo Pederzoli, uno dei portavoce del Comitato – viene utilizzato per segnalare un quartiere degradato, controllato da bande e da spacciatori. Ovviamente Baragalla non è in questo stato e non sarà l’apertura di un fast food a farla piombare nel caos. Ma il degrado urbano sì, quello ci sarà. Per questo, in maniera provocatoria, abbiamo appeso le scarpe».

Nel frattempo proseguono le altre azioni messe in campo dal NoMacDonald’s per tenere alto il clamore mediatico e fare pressione sull’opinione pubblica, unica strada possibile per scoraggiare la multinazionale che già l’anno scorso, spaventata dal battage negativo, fece marcia indietro. E mentre continua la raccolta delle firme – per ora a quota 900 – il Comitato annuncia «nuove segnaletiche», vale a dire adesivi o striscioni come quelli affissi lungo le strade qualche tempo fa, banchetti in centro storico, biciclettata a tema e presidio fisso nell’area oggetto del contendere. Giovedì 17 marzo, inoltre, a Casa Bettola si terrà un’assemblea pubblica.

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