Alcol, i comitati civici chiedono un giro di vite
Il documento inviato al Comune di Reggio Emilia: «Consumo soltanto nei locali, più controlli su appartamenti e negozi etnici»
REGGIO EMILIA. Niente più consumo di bevande alcoliche nei luoghi pubblici di tutta la città, per regolamento comunale, non solo nei quartieri considerati a rischio: è questo uno dei tre punti di un documento prodotto dal Coordinamento dei Comitati (sette gruppi di cittadini unitisi l'anno scorso in rete, Reggio Est Sicura, Comitato Ascoltare Santa Croce, IV Novembre, Associazione Reggio Civitas, Associazione via Fabio Filzi e dintorni, Caggiati-Santo Stefano, Gardenia), con il quale i comitati chiedono anche un incontro all'assessore Natalia Maramotti e al sindaco Luca Vecchi sui macro temi di legalità e sicurezza, partendo dai contenuti già individuati nel testo.
Il documento è incentrato su tre aspetti: l'inserimento, nel regolamento di polizia municipale, del divieto di consumo di bevande alcoliche nei luoghi pubblici; l'idoneità alloggiativa, intesa come controllo delle persone effettivamente domiciliate negli appartamenti e rispetto delle norme igienico-sanitarie; regolarità degli esercizi commerciali, soprattutto etnici, per quanto riguarda orari e tipologia di merce.
Tre punti sui quali i Comitati vogliono inchiodare la giunta e sui quali chiedono un impegno massiccio della polizia municipale, in quello che assomiglia tanto a un siluro verso il comandante Antonio Russo, sulla via della pensione.
L'elemento destinato a sollevare maggior dibattito - e che soprattutto comporterebbe una modifica del regolamento di polizia municipale - è quello che riguarda le bevande alcoliche, anche se Stefano Buffagni, presidente del Comitato Ascoltare Santa Croce, sottolinea che tutti i tre temi «sono stati condivisi da tutti e riguardano il decoro urbano».
Sul consumo di bevande alcoliche il Comune ha emesso, in passato, parecchie ordinanze ad hoc dedicate a questa o quella zona. «E' proprio questo il nodo: non si può andare avanti con norme antidegrado e ordinanze spot, da riemettere ogni volta, specie in estate - dichiara Buffagni - questo precetto va decodificato a livello comunale, ne va del decoro urbano che riguarda l'intera città».
Normative simili sono già state adottate in altri Comuni italiani. «Noi vorremmo che il divieto del consumo di bevande alcoliche fosse esteso a tutti i luoghi pubblici. Basta vedere gente con la birra in mano nei parchi, nelle strade o sui gradini del Valli: la nostra proposta è che si possa bere solo nei luoghi autorizzati, come le distese estive e vicino ai locali».
Sono invece questioni annose, e non di facile soluzione, quelle toccate negli altri due punti, che riguardano l'applicazione delle leggi esistenti. Spesso i Comitati hanno messo l'accento sul caos appartamenti, subaffittati, sovraffollati e fuori controllo soprattutto in determinate zone.
Ma, a parte qualche blitz della questura e recentemente della polizia municipale in zona Santa Croce e in stazione, c'è chi ha sottolineato come le verifiche casa per casa comportino un lavoro immane e necessiterebbero di un corpo appositamente dedicato.
«Manca il personale per le verifiche, è sempre stata la risposta - ribatte Buffagni - noi sappiamo solo che gli accertamenti devono diventare sistematici e che questo dev'essere un compito della Municipale, insieme all'Ausl. La questura non c'entra».
Stesso discorso per i negozi etnici: le regole ci sono, le multe talvolta vengono comminate, ma sono una goccia nel mare e quell'attività sanzionata il giorno dopo ricomincia daccapo, magari con una ragione sociale diversa. «Comune e Municipale devono prendersi carico delle verifiche: l'ordine pubblico spetta a loro», conclude Buffagni.
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