Comparto suinicolo al collasso
Crollano le quotazioni: negli ultimi cinque mesi la flessione è stata intorno al 20%
REGGIO EMILIA. I ripetuti ribassi registrati nella Cun (Commissiona Unica Nazionale che rileva i prezzi) di queste ultime settimane hanno portato il prezzo della carne suina ben al di sotto dei costi di produzione, nonostante la consistente diminuzione del patrimonio suinicolo nazionale di questi anni. Nella nostra provincia si registrano attualmente 500 allevamenti e 280 mila capi, quando pochi decenni fa si superavano i 700 mila capi. Negli ultimi 5 mesi la flessione media è stata intorno al 20% sia per le scrofe che per i suini da macello. Questa caduta delle quotazioni sta inesorabilmente sottraendo gli ultimi barlumi di vitalità a un comparto già da tempo provato. La denuncia è di Agrinsieme - il coordinamento che raggruppa Cia, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle cooperative agroalimentari -. Il lavoro, la professionalità, l'esperienza, gli investimenti e soprattutto la passione di una vita stanno andando in fumo.
Il comparto suinicolo - sottolinea Agrinsieme - è al collasso: soffre la mancanza di un programma strategico di rilancio della filiera e una forte concorrenza internazionale aggravata dall'embargo e dalle barriere doganali imposte da molti Paesi. Il protrarsi dell'embargo russo, per esempio, ha effettivamente stravolto il sistema suinicolo, non solo nazionale. Anche le misure di stoccaggio privato delle carni varate dalla Ue per sostenere il settore sono risultate inefficaci a fronte di una crisi strutturale del sistema. Inoltre si deve considerare che si prefigurano pesanti ripercussioni negative nella prossima primavera, quando i quantitativi stoccati dovranno essere reimmessi sul mercato. «E' fondamentale infatti definire con le amministrazioni e la filiera un Piano di supporto al settore - sostiene il coordinatore provinciale di Agrinsieme, Antenore Cervi - che attivi azioni concrete e tempestive per la valorizzazione della carne di maiale e dei prodotti trasformati, la promozione della nostra salumeria a denominazione di origine sul mercato internazionale, il supporto al credito, la riduzione della pressione fiscale. Insomma - conclude lo stesso Antenore Cervi - serve un piano strategico, ma anche misure immediate di sostegno».
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