“Testa di legno” con i conti correnti gonfi
E’ un pensionato reggiano il prestanome di un promotore finanziario alla sbarra per una maxi truffa
REGGIO EMILIA. E' accusato di essere il complice di un promotore finanziario che si è intascato quasi 4 milioni di euro dei clienti che gli avevano affidato fiduciosi i loro sudati risparmi. Un pensionato reggiano di 73 anni è finito a processo a Parma con l'accusa di ricettazione aggravata e continuata perché sui suoi conti bancari sono transitati due milioni di euro.
L’anziano si proclama innocente, ma le somme di cui è entrato in possesso sono per gli inquirenti incompatibili con i 1.800 euro mensili della sua pensione. Nel dibattimento avrà modo di spiegare la provenienza del denaro.
Per il pm Lucia Russo, che ha condotto le indagini, il pensionato è un fiancheggiatore che si è prestato ad aprire dei conti correnti sui quali il promotore, un parmigiano di 68 anni, ha dirottato parte dei soldi di cui si è appropriato indebitamente nello svolgimento della sua professione.
L'ex promotore, che lavorava per la Banca Fineco (l'istituto è estraneo a questa vicenda), ha concordato un patteggiamento inferiore ai due anni con pena sospesa (dunque non andrà in carcere). Il reggiano invece, che continua a proclamarsi innocente, ha scelto di andare a dibattimento. Nei giorni scorsi c’è stata la prima udienza, ma il procedimento è stato subito rinviato.
Le indagini furono avviate dopo le prime denunce arrivate nel 2012 alla procura di Parma. Il promotore, una persona affabile che godeva della fiducia di molte persone, soprattutto anziane, si faceva consegnare assegni e denaro in contanti e poi li versava sui suoi conti correnti o quelli del reggiano. L'uomo faceva fruttare il denaro raccolto, ma per se stesso e non per le persone che glielo avevano affidato. Questa attività illecita era iniziata già dal 2003.
Nel corso dell’inchiesta la maggior parte del denaro è stata recuperata e i clienti raggirati sono stati quasi tutti identificati. Il pm Russo ha disposto anche una consulenza tecnica che ha consentito di ricostruire il percorso degli assegni e dei movimenti bancari. Il magistrato ha fatto così luce su 3,7 milioni di euro raccolti nel corso di 9 anni.
Alcuni clienti consegnavano al parmigiano degli assegni in bianco o con la dicitura «mio proprio»: così l’uomo era libero di farne tutto quello che meglio credeva. Quello che i clienti non sapevano è che i promotori finanziari possono ricevere solo assegni intestati alla banca per cui lavorano. In questo modo il consulente non può scappare con il malloppo e il cliente è tutelato. Il promotore che si fa consegnare denaro o assegni intestati a lui commette già un’irregolarità per la quale può essere sanzionato. (j.d.p.)
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