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«Amianto, vittime ancora poco tutelate»

«Amianto, vittime ancora poco tutelate»

Il caso della Cemental di Correggio, i malati e i familiari denunciano: «L’eternit è ancora un rischio per tutti»

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CORREGGIO. Un percorso sanitario dedicato (ed esente da ticket) per seguire gli ex esposti, i loro familiari e chi ha infine contratto la malattia; risarcimenti più congrui per le vittime («5.600 euro una tantum sono insufficienti rispetto al danno subito»); una rapida opera di bonifica e smaltimento, perché quello che si sta facendo è considerato assolutamente inadeguato.

Sono i tre punti «fondamentali per cambiare lo stato attuale delle cose in materia di amianto» sui quali insistono i familiari e le vittime dell’amianto, riuniti nell’associazione Afeva sostenuta anche della Cgil, all’indomani dell’annuncio della chiusura delle indagini per omicidio colposo e lesioni gravissime nei confronti dell’ultimo titolare della Cemental, il 69enne Franco Ponti, alla guida della fabbrica fino al 1989, anno della sua chiusura. Dopo oltre tre anni di indagini, il pm Isabella Chiesi, per lui ha chiesto il rinvio a giudizio. La prima udienza del processo è fissata il 5 aprile prossimo.

A distanza di qualche giorno dalla notizia, e alla luce dell’«incremento e dell’alto tasso di incidenza nella nostra provincia dei casi di mesotelioma, di neoplasia polmonare e di placche pleuriche», Afeva e Cgil rompono il silenzio: «Lo svolgimento di questo processo – dicono – ricorda la necessità che sia ristabilita la verità sulla vicenda dell’amianto e che siano accertate le responsabilità».

L’attenzione in particolare è ancora una volta posta sul fatto che «per la diffusa presenza di amianto nelle aziende e nel territorio, lavoratori e cittadini continuano a rischiare anche oggi». Allo sportello Amianto istituito dalla Cgil, infatti, «anche in questi giorni – ricordano – si presentano familiari ed ex dipendenti che pur non avendo lavorato direttamente nella produzione dell’amianto hanno contratto il mesotelioma». E, in particolare, per la Cemental, oltre una decina sono i casi seguiti anche legalmente dal sindacato.

Ricordiamo che nella nostra provincia risultano più di tremila lavoratori, e spesso anche i loro familiari, esposti all’amianto nelle varie aziende che lo hanno utilizzato per le loro produzioni. Una delle più famose è senz’altro l’Eternit di Rubiera, in merito alla quale il 31 maggio 2016 è attesa la pronuncia della Corte Costituzionale sull’ammissibilità del processo bis contro il magnate Stephan Schmidheiny.

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