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Un milione per le nuove povertà a Reggio Emilia

di Roberto Fontanili
Un milione per le nuove povertà a Reggio Emilia

La Fondazione Manodori lancia la sfida: finanzierà per tre anni progetti condivisi con la comunità

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REGGIO EMILIA. Potremmo definirli “Stati generali sulle nuove povertà", quelli che la Fondazione Manodori ha convocato per il prossimo 2 aprile nell'Aula Magna di via Allegri, con l'intento di lanciare una raccolta di idee da finanziare per sostenere la diffusa fragilità in crescita nella società reggiana.

E lo fa mettendo sul piatto con il progetto “Welcome” un milione di euro per i prossimi tre anni, per intercettare e rispondere ai bisogni dei nuovi poveri. Di coloro cioè che da un momento all'altro si sono trovati a non riuscire più a pagare l'affitto o il mutuo e che per la stragrande maggioranza dei casi si vergognano a rivolgersi ai servizi sociali che in tal modo non li conosce, mentre sono ben conosciuti dalle banche e dalle finanziarie.

Ma forse l'obiettivo finale della Fondazione è ancora più ambizioso: costruire progetti che al termine dei tre anni si reggano economicamente in piedi e che riescano a catalizzare e a generare nuove risorse coinvolgendo privati e aziende.

E' un cambio di strategia quella deciso dalla Manodori che è passata da una distribuzione a pioggia dei contributi (nel periodo di vacche grasse ante crisi) a quella di affiancare e supportare i servizi sociali dei comuni (come con il pagamento delle rette nelle scuole comunali per le famiglie in difficoltà negli ultimi anni) e oggi chiamando a raccolta tutta la società civile per progettare un nuovo “welfare di comunità".

La priorità per il prossimo triennio è quella di dare un aiuto e un progetto di autonomia chi si è trovato catapultato in quell'area grigia che sfugge agli stessi servizi sociali dei comuni e stimata in un 30% delle famiglie reggiane. Chi per la perdita del lavoro o della propria attività imprenditoriale, si trova, incolpevolmente, nell'impossibilità o nell'estrema difficoltà a pagare affitti, rette scolastiche o a sostenere malattie che insorgano nel nucleo familiare.

«Un numero di famiglie che se rivolgesse ai servizi sociali farebbe saltare l'intero sistema di welfare», ha sostenuto Gino Mazzoli, (consigliere della Fondazione e profondo conoscitore del sistema di welfare).

Alla base di questo bando triennale presentato ieri mattina oltre che dal presidente della Fondazione Gianni Borghi dal responsabile della commissione Welfare Romano Sassatelli e dai consiglieri Gino Mazzoli, Enea Burani e Giorgio Faietti, c'è l'ambizione di progettare una nuova idea di “welfare di comunità”. Che, hanno sottolineato più volte Gianni Borghi e Romano Sassatelli, «deve essere progettato e gestito in modo condiviso e aperto a tutti».

Quello che farà la Fondazione in concreto, oltre a mantenere i cordoni della borsa in mano, sarà scegliere alcuni dei progetti («e potrebbe obbligare anche attori diversi a lavorare insieme su obiettivi condivisi», ha precisato Gino Mazzoli).

Progetti che saranno elaborati definendo contestualmente le modalità operative e la loro sostenibilità finanziaria. I tempi sono stretti. Entro luglio dovranno essere presentate idee e proposte, poi seguirà l'elaborazione dei progetti scelti e con l'inizio del 2017 si potrà dare avvio alla loro effettiva operatività.

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