«Insegno nelle scuole basket in carrozzina» contro i pregiudizi»
Ilaria Iotti porta la sua disciplina negli istituti reggiani «La prima volta i ragazzi hanno persino paura a sedersi...»
REGGIO EMILIA. «I bambini sono fantastici. Davanti a una carrozzina la guardano un attimo, ti chiedono come si usa oppure ci montano sopra direttamente, senza chiederti nulla, e iniziano a giocare». Ilaria Iotti ride mentre racconta come gli alunni delle elementari si approcciano alle sue lezioni di basket in carrozzina.
Dal 2010 l’atleta paralimpica 29enne porta la sua disciplina nelle scuole reggiane e dopo aver iniziato dalla medie e dalle superiori quest’anno ha iniziato a svolgere i suoi corsi anche alle elementari. Se con i bambini il tema della disabilità viene affrontato con una certa naturalezza, per l’assenza di pregiudizi sedimentati, con i ragazzi più grandi è sicuramente più impegnativo trattarlo, soprattutto al primo incontro, quando gli studenti si trovano di fronte a un ausilio che evoca sofferenza e limitazioni e sul quale è difficile persino sedersi («perché porta sfortuna»). Una vera e propria sfida, che non spaventa però una ragazza come Ilaria, che alle sfide e alle scelte fuori dal comune è abituata, a partire da quella che l’ha portata a cimentarsi nel basket in carrozzina anche se è in grado di camminare. «Sono una grande appassionata di questo gioco. Sono nata con una disabilità e mi sono resa conto che per quanto potessi allenarmi non sarei mai riuscita a giocare molto. Ho scelto di praticare il mio sport in carrozzina, perché ha le stesse regole e perché mi consente di giocare e divertirmi molto di più. Se giocassi in una squadra di basket normale avrei mille difficoltà, a partire dagli ostacoli burocratici. Anni fa una mia amica che praticava questo sport mi ha chiamato agli allenamenti e mi è subito piaciuto. Sono così entrata nell’Asdre, l’Associazione sport disabili Reggio Emilia». Una scelta che ha creato all’inizio qualche perplessità anche nei familiari. «Mia madre subito mi ha chiesto perché volessi fare questo sport visto che non ho mai usato quell’ausilio. Allora le ho spiegato le mie ragioni e la mia voglia di giocare».
Nel 2009 Ilaria Iotti ha seguito un corso del Comitato italiano paralimpico (Cip) ed è diventata istruttrice. Presto è stata coinvolta in un progetto sportivo ed educativo alle medie di Bagnolo dal professore d’educazione fisica Andrea Margini, che da sempre si occupa del minibasket nell’Asdre. «Fare praticare il basket in carrozzina nell’ora di educazione fisica è un modo diverso dal solito per affrontare il tema della disabilità. In genere inizio presentandomi e poi chiedo agli studenti cosa pensano quando vedono una carrozzina. Gli chiedo le loro impressioni a caldo o di pensarci su e metterle per iscritto». Il progetto prevede tre o quattro incontri, dove si parte dalle regole del gioco, si spiega come ci si muove in carrozzina e poi si fanno esercizi con la palla. «Per finire c’è la partita, che è agonismo allo stato puro e un gran divertimento». Nel corso di questi incontri, dove Ilaria è spesso con altri atleti paralimpici, si toccano molti argomenti. «Inevitabilmente si finisce a parlare di tante cose, di come è la vita quotidiana per un disabile, cosa significa andare in pizzeria o al cinema, della vita sentimentale. Tante cose».
Ilaria Iotti gioca in un campionato dell’Uisp e con l’associazione di Reggio sta collaborando per portare avanti questo progetto che ha mostrato grandi potenzialità educative e sportive. «Giocando a questo tipo di basket gli studenti possono cambiare alcune loro idee. Ad esempio quella di guardare alla disabilità come qualcosa di negativo e limitante. E con i bambini piccoli è ancora più facile perché loro ti prendono come sei. Magari ti chiedono perché cammini in un certo modo. Gli dici che sei nato così e a loro basta, non hanno bisogno di altre spiegazioni».
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