Multare i negozi sfitti, obiettivo decoro
La mozione approvata in consiglio comunale raccoglie consensi tra i commercianti di via Emilia Santo Stefano
REGGIO EMILIA. Non più tardi di ieri, i comitati cittadini hanno messo a punto un documento nel quale chiedono al Comune un “giro di vite” per rendere il centro storico sicuro e al tempo stesso decoroso. Tra le prime azioni richieste, vietare il consumo di alcolici non solo nelle zone a rischio ma in tutti i luoghi pubblici. Ma questa non è l’unica “buona pratica” da adottare. Un’altra proposta suona così: multe ai proprietari di negozi sfitti che abbandonano gli stabili all’incuria. La richiesta, motivata con l’intenzione di mantenere il decoro del centro storico, trova d’accordo sia esercenti sia proprietari - o meglio una parte di questi ultimi - per quanto la soluzione sanzioni possa apparire salomonica. L’idea è nata da Graziella Camellini della Focacceria Il Nicchio, nonché vicepresidente dell’Ati (associazione di commercianti) Santo Stefano 2.0, ricostituita l’anno scorso. L’Ati raccoglie l’adesione degli esercenti da piazza Duca d’Aosta fino all’incrocio con corso Garibaldi e prende spunto da quello che chiunque può constatare, attraversando questo tratto di via Emilia: in appena 400 metri sono una quindicina le attività vuote, alcune da anni, lasciate in abbandono, con vetrate rotte, rifiuti e sporcizia. «Esiste già un regolamento di polizia municipale, risalente alla giunta Delrio, che impone a chi ha un’attività di provvedere alla manutenzione e al decoro dello spazio pubblico esterno antistante: se lo facciamo noi, perché i proprietari dei luoghi non locati non debbono fare altrettanto?» spiega Camellini, la quale ci tiene a distinguere l’annoso e complesso problema dei negozi sfitti - risalente all’inizio della crisi, almeno un lustro fa, e contro il quale i diversi tentativi dell’amministrazione, come i temporary store, nulla hanno potuto - dall’aspetto decoro. «L’intenzione - spiega - è solo evitare il degrado. Questo non risolverà le difficoltà di un centro storico come il nostro, che fatica a rianimarsi, ma secondo me è il primo passo: almeno si pulisce, si interviene sulle brutture estetiche e visive, che allontanano i clienti e deprezzano la zona. La pulizia vuol dire tanto, perché se io faccio una bella vetrina ma accanto ho un cartone nero sporco…». Camellini ringrazia la consigliera Pd Roberta Padrini, che da un’idea ha cercato un precedente (una ordinanza sindacale emessa dal Comune di Forlì) e ha presentato la mozione, approvata recentemente in consiglio comunale. Certo l’iter si presenta lungo, a intanto la proposta raccoglie consensi. E non era da dare per scontato.
Lucio Ghizzoni, titolare della Prima Immobiliare Srl, in via Emilia Santo Stefano è sia proprietario sia addetto ai lavori, visto che i cartelli della sua agenzia campeggiano su diverse vetrine vuote. «Sono assolutamente d’accordo con la necessità di decoro, che è una responsabilità dei titolari, uno dei doveri che hanno, oltre ai diritti». Come operatore del settore, Ghizzoni conosce bene il mercato e le molteplici ragioni del declino che sta vivendo il centro storico. «La richiesta c’è ma è cambiata la tipologia: purtroppo i proprietari pretendono prezzi astronomici, rifiutandosi di affittare a start-up o ad attività di stranieri - prosegue Ghizzoni -. In via Emilia Santo Stefano ci sono almeno tre immobili appartenenti ad un’unica persona che chiede somme fuori mercato e non si prende cura degli spazi. E’ un’altra responsabilità dei proprietari, che non si rassegnano a calare il prezzo degli affitti. Faccio un esempio: il mio immobile di prestigio, 150 mq al numero 26, Palazzo Mongardini, l’ho riaffittato passando da 6mila euro al mese a 4mila euro». Come dire, le sanzioni non galvanizzano nessuno ma sono viste come il male minore. «E’ l’estrema ratio, da usare come deterrente», spiega Camellini».
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