Condannati in 14 per i furti di Parmigiano Reggiano
Pene fino a 5 anni per l’organizzazione che svuotò anche il caseificio di Toano Otto colpi in varie città con l’utilizzo dei droni: il bottino totale fu di 750 mila euro
TOANO. Banda del Parmigiano Reggiano, sempre grande in tutto: nel numero delle forme rubate, più di duemila, nel bottino complessivo che si aggira sui 750mila euro (di cui 135mila solo di champagne), nell’utilizzo della tecnologia, ovvero droni mandati in volo per studiare logisticamente le zone da saccheggiare, e ora “grandi” anche nelle condanne, lunghe pene che tutti i quattordici componenti, tranne due “vedette”, dovranno trascorrere in carcere. Sono infatti ben 50 gli anni complessivamente inflitti a questo sodalizio, condanne per furto e associazione a delinquere, l’altra mattina con rito abbreviato presso il tribunale di Modena. Alcuni sono stati condannati a cinque anni, altri a quattro, a 2 anni e otto mesi. Uno solo della banda non ha scelto il rito abbreviato ma andrà a dibattimento.
Tutto ebbe inizio il 16 novembre 2013 con il colpo alla Albalat di Albareto, il grande caseificio e magazzino di Parmigiano. In quell’occasione vennero rubate 389 forme di Parmigiano, un danno enorme. I banditi avevano messo fuori uso le telecamere, ma non tutte: una, per quanto velata da una ragnatela, lasciava vedere la banda in azione mentre trasportava le forme, ma niente più. Nessuna impronta, nessun altro appiglio.
La Mobile si procurò tutti i tabulati della cella del ripetitore di zona isolando una decina di numeri. Ma si trattava di schede temporanee intestate a stranieri inesistenti, nomi di fantasia. Si è così capito che la banda era ben organizzata e agguerrita. Un impulso arrivò poco dopo: il 20 dicembre 2013 a Toano di Reggio i carabinieri intervennero in tempo per sventare un colpo a un caseificio. Viene trovato un camion pieno di forme. Si risalì al proprietario, un estraneo alla banda. Ma fu un primo passo. Dai tabulati telefonici si scoprì che il traffico di chiamate passava sempre per schede temporanee: è la stessa banda. Il fascicolo passa dalla Procura di Reggio a quella di Modena e l’indagine riparte. Il video della sorveglianza di Toano mostra la stessa banda: tutti in tute, cappucci e guanti. Si spostavano a gattoni per non farsi identificare dalla telecamera e facevano ruzzolare le forme.
Poi per la polizia il colpo fortunato arriva da Tagliacozzo, provincia dell’Aquila, quando viene svuotato un magazzino di salumi pregiati: tre vengono identificati perché erano stati fermati poco prima per un controllo. A quel punto l’incastro tra schede telefoniche, nomi e volti c’è stato: gli investigatori hanno ricostruito altri colpi, altri bloccati prima o falliti, ovvero altri sei colpi compiuti a Mantova (una super razzia di Parmigiano), Parma, e Alessandria. Otto colpi in tutto per questa banda che da Foggia e dal Foggiano si spostava nelle nostre zone e agiva in fretta e con precisione. Il bottino non è mai stato recuperato: sceglievano forme di parmigiano sui 24-30 mesi e rivendevano in Puglia il formaggio a 4 euro al chilo.(s.to)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google