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Cgil, Cisl e Uil: «Sulle confische servono procedure più snelle»

Cgil, Cisl e Uil: «Sulle confische servono procedure più snelle»

REGGIO EMILIA. «Per i beni confiscati occorre una destinazione rapida, perché non è possibile che, dopo il già lungo iter affinché il sequestro si trasformi in confisca definitiva, passino altri 7-8...

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REGGIO EMILIA. «Per i beni confiscati occorre una destinazione rapida, perché non è possibile che, dopo il già lungo iter affinché il sequestro si trasformi in confisca definitiva, passino altri 7-8 anni prima del reimpiego. Ci sono immobili che possono essere fruibili subito: ad esempio, usiamoli per i profughi». Mirto Bassoli della segretaria regionale Cgil, ha concordato con Mezzetti sulla necessità di rettifica del nuovo Codice Appalti e sulle modalità necessarie per restituire alla società le ricchezze sottratte all’imprenditoria pulita.

La maggior parte degli interventi dei rappresentanti sindacali hanno ruotato intorno nel Testo Unico Legalità, in via di definizione anche con il loro apporto.

Ecco la mappa dei beni confiscati realizzata da Confiscati Bene
(dati dell'Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati)

 

Secondo i rappresentanti dei lavoratori, gli «obiettivi irrinunciabili» da inserire nel documento che rivoluzionerà l’edilizia (sia pubblica sia privata, è stato sottolineato) sono tre: l’estensione delle white list al settore dell’edilizia privata e lo strumento degli elenchi di merito sia per il privato sia per il pubblico; il vincolo dell’applicazione dei contratti collettivi, sottoscritti dai sindacati più rappresentativi nei bandi, di gara pubblici e privati (ora sono inseriti solo in una parte minoritaria di bandi); la clausola sociale che, nei cambi d’appalto, si mantengano inalterati i rapporti di lavoro pre-esistenti, per mantenere i livelli occupazionale ed evitare che i furbetti sfruttino la manodopera.

Giorgio Graziani, segretario regionale Cisl, ha sottolineato la complessità della discussione sul Testo Unico Legalità e ha rivolto un appello agli imprenditori, affinché non vedano i paletti ipotizzati «solo come un aggravio burocratico e come un costo accessorio. Serve un contributo positivo».

Nel maxiprocesso Aemilia, Cgil, Cisl e Uil si sono costituiti parte civile (attraverso gli avvocati Ronchi e Mancuso), chiedendo 500mila euro ciascuno (1,5 milioni in tutto) di risarcimento per danni morali e patrimoniali. Una somma che, se mai dovesse arrivare anche in minima parte, dai sindacati fanno sapere che «sarà utilizzata per finalità sociali e progetti di formazione». (am.p.)

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