Cani sbranati, «L’abbattimento dei lupi non risolve il problema»
Il comandante della polizia provinciale: «Effetti collaterali sgradevoli, ma non sono mai stati aggressivi con gli uomini»
CANOSSA. Il forte incremento nel numero dei lupi fa sì che il fenomeno delle aggressioni e delle uccisioni di animali domestici vada tenuto sotto controllo.
Contemporaneamente, tuttavia, non si sono verificate aggressioni agli esseri umani da parte dei lupi. Queste alcune considerazioni sottolineate dal comandante della Polizia provinciale Lorenzo Ferrari a seguito della grave preoccupazione manifestata tra i cittadini di Canossa e Vedriano, dopo che alcuni esemplari di cani sono stati sbranati dai lupi molto vicino alle abitazioni.
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«Il lupo è una specie che dal punto di vista giuridico potremmo definire intoccabile – commenta il comandante Lorenzo Ferrari – se quarant'anni fa ha rischiato di estinguersi, più di recente si è verificata una vera e propria “esplosione” demografica di questo animale. Il lupo è stato infatti tutelato alla luce delle sue caratteristiche positive per l'ecosistema naturale. Al momento attuale, non c’è un monitoraggio costante del numero di lupi sul territorio. Il dato che abbiamo parla, a livello nazionale, di cifre che oscillano tra mille e 2mila. L’uccisione dei cani è un effetto collaterale molto sgradevole della presenza dei lupi. Rispetto a questi fatti proviamo un certo imbarazzo. Il fenomeno non si può negare che esista. E i sistemi di prevenzione dalla predazione del lupo riguardano i problemi zootecnici, non l’uccisione di animali domestici – prosegue il comandante – e capiamo la preoccupazione dei cittadini quando fanno notare che i lupi vanno a predare nelle vicinanze delle case. Certo, occorre, però fare almeno un paio di osservazioni. La prima riguarda il fatto che da quando il lupo ha ricolonizzato il territorio non è mai stato aggressivo nei confronti degli esseri umani – rassicura Ferrari – anche se, ovviamente, è un animale da trattare con le pinze. Secondo, visto che l'assetto normativo è rimasto intatto, ma nel corso degli anni, come già accennato sopra, si è verificato un aumento notevole nel numero di esemplari. Il Ministero sta rivedendo, quindi, il Protocollo gestionale. La sola ipotesi di ragionare sul tema, tuttavia, ha già sollevato proteste da associazioni animaliste. Desidero poi sottolineare – conlude Ferrari – che non è con gli abbattimenti che si risolve il problema».
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