Indagato il direttore dell’ospizio-lager
Sapeva dei maltrattamenti ma non ha presentato denuncia Minacce anche alla tirocinante che ha dato il via all’inchiesta
REGGIO EMILIA. Omessa denuncia. È il reato per il quale è indagato il direttore di Villa Matilde, la struttura in provincia di Parma al centro di un’inchiesta choc per maltrattamenti sugli anziani. È quanto emerge dall’ordinanza del gip che ha portato all’arresto di sette persone, accusate di maltrattamenti continuati in concorso, aggravati dall’essere stati compiuti su persone in condizioni di minorata difesa. I sette arrestati – di cui cinque reggiani – sono ai domiciliari: Pietro Di Nuzzo, 30 anni, campano residente a Canossa; Annamaria Selva, 49 anni, napoletana residente a Canossa; Silvia Guazzetti, 45 anni, residente a Ramiseto; Angelo La Macchia, 29 anni, siciliano residente a Quattro Castella; Agnese Palladini, 33 anni, nativa di Scandiano e residente a Lesignano Bagni (Parma); Malika El Wahab, 57 anni, marocchina residente a Traversetolo (Parma); Hafida El Fathaoui, 36 anni, marocchina residente a Neviano degli Arduini.
I maltrattamenti e le condotte offensive sono state documentate da intercettazioni ambientali e immagini raccolte a partire da ottobre 2015. È stata una giovane tirocinante che ha trascorso alcune settimane a Villa Matilde a confermare alcune voci giunte ai carabinieri di Neviano degli Arduini, dove si trova la struttura. Ha riferito di aver visto i maltrattamenti sugli anziani, facendo scattare gli accertamenti nei locali comuni in cui si riunivano gli ospiti del reparto, dove sono state installate videocamere e microfoni. E sono state le stesse dichiarazioni della tirocinante a mettere nei guai il direttore della struttura. La tirocinante ha infatti raccontato ai carabinieri di averlo immediatamente informato dei maltrattamenti cui aveva assistito, fra i quali un anziano costretto con la violenza a mangiare inginocchiato la pasta caduta dal pavimento. Un racconto per il quale la giovane avrebbe ricevuto dal direttore solo risposte considerate «evasive». Così vengono definite nell’ordinanza firmata dal gip di Parma, Paola Artusi, nella quale si legge che il direttore si è «limitato a dire che poteva fare denuncia ai carabinieri». La stessa tirocinante avrebbe ricevuto da un’operatrice la minaccia «di danneggiarle la macchina e di farle male fisico laddove avesse riferito l’episodio al direttore». Un racconto che, finito nella denuncia presentata ai carabinieri, ha dato tuttavia impulso all’inchiesta, coordinata dal pm della Procura di Parma, Lucia Russo. Altri cinque dipendenti della struttura hanno ricevuto una informazione di garanzia per le stesse ipotesi di reato degli arrestati.
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