Mancano le norme, pesca sportiva a rischio
L’allarme del presidente del Fly Fishing Club: tolto l’assessorato alla Provincia, si naviga a vista
REGGIO EMILIA. Il graduale smantellamento della Provincia sta creando problemi in svariati settori, tra cui la pesca sportiva. «Certamente non è un attività che guadagna l'attenzione della maggioranza dei cittadini e probabilmente qualcuno potrà obiettare che non è nemmeno tra le mansioni più importanti che la fu Provincia di Reggio svolgeva - scrive in una nota Roberto Tedeschi, presidente dei Cavalieri della Fiala Fly Fishing Club - ma quello che sta accadendo in quel settore è esemplare di cosa accada quando si prendono decisioni affrettate e senza idea delle conseguenze».
La gestione della pesca sportiva, sebbene regolamentata da leggi regionali, è stata per decenni svolta ed organizzata a livello provinciale in una sinergia che vedeva impegnata sia la Provincia come istituzione che varie associazioni di pescatori ed ambientaliste. «Nonostante le pochissime risorse disponibili derivanti dai risibili costi delle licenze di pesca regionali e dai sempre più magri bilanci dell'assessorato Caccia e Pesca Provinciale - spiega Tedeschi - negli anni si è riusciti a gestire il settore pesca sia nella Bassa che in Appennino, ad esempio organizzando e gestendo due incubatoi per le trote che hanno reso quasi autosufficiente la nostra provincia per quel che riguarda i ripopolamenti di trote fario di alta qualità, con un virtuoso circolo che prevede la cattura di riproduttori geneticamente ottimi e la produzione di uova e trotelle da rimettere nei torrenti appenninici».
Un’attività che ha sempre visto la collaborazione di varie associazioni, riunite in un Comitato che ha prestato la sua opera in buona parte a titolo di volontariato. Lo stesso comitato ha gestito il lavoro di gestione della fauna ittica dei corsi d'acqua della pianura che impongono interventi tempestivi che da soli - dice Tedeschi - i pochissimi guardia pesca provinciali non sarebbero stati in grado di effettuare. E non bisogna dimenticare l’aspetto della vigilanza, senza la quale i nostri fiumi sarebbero stati in balia di bracconieri, inquinatori, predoni. «A causa del passaggio dell'intero Assessorato Caccia e Pesca alle dipendenze della Regione e del suo sostanziale smembramento - spiega Tedeschi - tutte le attività sopra elencate vengono messe in discussione per via del più totale vuoto legislativo ed amministrativo».
Nel frattempo le trote che stabulano nei due incubatoi di valle di Minozzo e Riparotonda continuano a mangiare, le trotelle nate nei mesi invernali dovranno essere seminate nei torrenti, i canali di bonifica vengono svuotati per le esigenze dei vari consorzi e della nostra agricoltura e le tonnellate di pesci che vivono in quei canali vanno spostati. I tanti bracconieri di certo non si fermano davanti a questo vuoto amministrativo. Chiede il presidente del Fly Fishing Club: «Chi si occupa di questo? Quando si parla di ambiente, di animali e di gestione del territorio, prima di andare a scardinare delicati equilibri per ragioni politiche, bisognerebbe avere un'idea delle conseguenze che possono essere gravi».
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