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Tra Brescello e Montecchio il tesoro delle cosche

Tra Brescello e Montecchio il tesoro delle cosche

In anteprima il report di "Confiscati Bene" su Reggio Emilia: da Vertinelli a Giglio, ecco dove il clan aveva nascosto i propri beni

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LEGGI: "RIPRENDIAMOLI", la sfida per i beni confiscati alla mafia

REGGIO EMILIA. E’ uno dei dati che più di tutti salta agli occhi nel report di “Confiscati Bene”, il progetto di attivismo civico e giornalismo investigativo che da due anni promuove trasparenza e open data nella lotta alla mafia.

 

E il dato è quello che riguarda i beni confiscati in Emilia Romagna: soltanto nel 2013 a Reggio Emilia i beni immobili confiscati alla ’ndrangheta erano pari a zero. Di lì a due anni, nel 2015 i beni “passati di mano” dai cassieri delle cosche allo Stato - per ora sotto forma di sequestri - sono diventati 21, due aziende e diciannove immobili di vario tipo, tutti tra Montecchio e Brescello.

L'aggressione al patrimonio è una delle chiavi per sconfiggere la criminalità organizzata. Il vuoto degli anni passati nel campo dei sequestri e delle confische parla indirettamente di una magistratura che, al pari di importanti spezzoni di società civile, non aveva compreso la portata del fenomeno in Emilia Romagna e a Reggio, oggi considerata l'epicentro delle attività ndranghetiste in regione.

Guarda la mappa dei beni confiscati in Emilia Romagna

A Brescello vive da sempre con la sua famiglia Francesco Grande Aracri, fratello del boss Nicolino. E ai beni della famiglia Grande Aracri aveva tentato un assalto nel 2003 l’allora procuratore capo di Reggio, Italo Materia. Ma il tribunale rigettò la richiesta di sequestro e confisca avanzata dalla procura reggiana.

Leggi: Confiscati Bene, il dossier precedente

Tra le motivazioni, oltre al fatto che le condanne comminate nell’ambito del processo Edilpiovra - da cui era scaturita la richiesta di sequestro - non avevano riconosciuto agli imputati l’aggravante dell’associazione mafiosa, i giudici evidenziarono come, alla fine, gli inquirenti, avrebbero trovato davvero le briciole.

Anni dopo, la musica cambia e la Dia mette i sigilli a un autentico tesoro. Nelle mani di coloro che sono considerati i cassieri della cosca, Giuseppe Giglio e Palmo Vertinelli. A Montecchio hanno vissuto entrambi con le rispettive famiglie prima di finire nella rete di Aemilia.

In particolare nel gennaio del 2015, poche settimane prima che l’operazione Aemilia scoperchiasse tutta la vastità e la potenza della cosca Grande Aracri, la Dda aveva già messo le mani su buona parte del tesoro di Vertinelli: le quote societarie della impresa Vertinelli Srl di via Galileo Galilei e della Edilizia Costruzioni Generali Srl di Montecchio. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.13162034:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.13162034:1649480499/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Ma anche le quote della Bar tangenziale Nord-Est Sas - titolare di un bar sulla tangenziale di Montecchio - e della Mille Fiori Srl: è il noto ristorante "Millefiori" di strada Calerno. Tra gli immobili: un complesso da tre alloggi e autorimesse a Gattatico; un'altro analogo a Montechiarugolo (Parma); tre complessi (uno da 8 alloggi, l'altro composto da 10 con 2 autorimesse e un magazzino, un terzo con appartamento, opificio, magazzino, negozio) e due appartamenti a Montecchio; un terreno a Crotone e un complesso da 9 alloggi a Isola Capo Rizzuto.

Inoltre, nel sequestro della Dia erano finiti anche due auto e due ciclomotori oltre a disponibilità finanziaria da quantificare.Palazzi, ville, alberghi.

Guarda la mappa dei beni confiscati in Italia

Negli ultimi tre anni sono stati sottratti alla criminalità più immobili e aziende dei trent’anni precedenti. Un risultato testimoniato dai recenti dati dell’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati, aggiornati al 31 dicembre 2015 e pubblicati in anteprima da Confiscati Bene.

Leggi: Confiscati Bene, il dossier nazionale

Dal 1982, anno di entrata in vigore della legge Rognoni-Latorre, al 7 gennaio 2013, i beni confiscati in gestione all’Agenzia nazionale o già destinati erano poco meno di 13mila. Oltre l’80% si concentrava nelle regioni del Sud e sulle isole.
 

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