Il sindacato: «Troppi silenzi intorno all’ospizio lager»
La denuncia dello Spi Cgil di Parma dopo l’arresto di sette operatori, di cui cinque reggiani
REGGIO EMILIA. «Come è stato possibile che in un piccolo paese, dove le voci girano, ci sia voluto così tanto tempo per scoprire le violenze sugli anziani? Come è possibile che le abbia scoperte una tirocinante e non sia accaduto nulla fino a quando questa persona non ha fatto denuncia ai carabinieri?».
E’ quanto si chiede il segretario provinciale dello Spi Cgil di Parma, Paolo Bertoletti, che annuncia l’intenzione della sigla sindacale dei pensionati di costituirsi parte civile nel processo che potrebbe scaturire da questa vicenda.
Oggi pomeriggio i sette operatori finiti ai domiciliari con l’accusa di maltrattamenti sugli anziani a Villa Matilde di Bazzano, frazione di Neviano, in provincia di Parma, compariranno in tribunale davanti al giudice per l’interrogatorio di garanzia.
Cinque di loro sono reggiani o residenti nella nostra provincia. Si tratta di Pietro Di Nuzzo, 30 anni, campano residente a Canossa; Annamaria Selva, 49 anni, napoletana residente a Canossa; Silvia Guazzetti, 45 anni, residente a Ramiseto; Angelo La Macchia, 29 anni, siciliano residente a Quattro Castella; Agnese Palladini, 33 anni, nativa di Scandiano e residente a Lesignano Bagni (Parma). Ai domiciliari sono finiti anche Malika El Wahab, 57 anni, marocchina residente a Traversetolo (Parma); Hafida El Fathaoui, 36 anni, marocchina residente a Neviano degli Arduini.
Ai sette viene contestato il reato di maltrattamenti, inoltre alcuni di loro e gli altri sei indagati a piede libero hanno contestazioni specifiche, come abbandono di persona incapace, violenza privata, percosse e lesioni. Per due indagati il giudice Paola Artusi deve esprimersi anche sulla richiesta di interdizione dalle funzioni lavorative. Il direttore della struttura, Michele Garulli, deve rispondere di omessa denuncia, in quanto non ha riferito ai carabinieri un episodio che gli era stato riferito dalla tirocinante.
Quello che emerge dall’inchiesta dei carabinieri, coordinati del pm Lucia Russo, è un quadro di diffusa violenza verbale e fisica. Le telecamere nascoste hanno documentato che gli ospiti venivano minacciati con frasi come «ti do un calcio nelle palle, vattene», «ti prendo e ti butto giù dalla finestra», «prendo il bastone e te lo do in testa», «ti seppellisco viva».
Altre volte i vecchietti venivano apostrofati così: «Vai a cagare, cretino, vaffa..., scimmia, mammuth, sgorbio, hai rotto i coglioni, cretina, scema, mostro fai schifo». In altri casi gli ospiti non venivano soccorsi tempestivamente e in alcune occasioni umiliati o colpiti con schiaffi, calci o tirati per le orecchie.
«Questa vicenda mette in evidenza la mancanza di una rete di protezione intorno agli anziani, anche in piccole comunità - conclude Bertoletti - . La violenza ha sempre uno sfondo culturale. Questi episodi, che purtroppo emergono puntualmente, mostrano una diffusa mancanza di rispetto per gli anziani, in particolare di quelli che soffrono di patologie psichiche, che alcuni ritengono possano essere trattati in questo modo. Non è purtroppo un caso di cronaca isolato».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
