Aemilia al via nell’aula blindata
Operai al lavoro fino a notte fonda per gli ultimi collaudi Oltre cento uomini vigileranno sul Palazzo di Giustizia
REGGIO EMILIA. E’ il primo grande processo di mafia in Emilia-Romagna, con 147 imputati, di cui 34 accusati di associazione mafiosa. Il primo scaturito da un’inchiesta sviluppata interamente sul nostro territorio. Un’inchiesta che ha messo in luce quanto l’Emilia non sia una retrovia della ’ndrangheta calabrese, ma il centro delle attività del clan Grande Aracri. Un’indagine nella quale, per la prima volta, si è tentato di mettere in luce la zona grigia delle connivenze tra crimine organizzato e società civile, quella che da noi si riteneva essere rimasta sostanzialmente impermeabile.
Da qualunque punto di vista, quello che inizia oggi in tribunale a Reggio è un processo storico, se non altro perché ha già archiviato l’era delle sottovalutazioni. La Camera Penale lamenta il rischio di un’eccessiva spettacolarizzazione del dibattimento e teme che le attese intorno al processo possano inficiarne la sua finalità principale, che è quella di accertare le responsabilità dei singoli. Per questo e per protestare contro alcune dichiarazioni della Direzione nazionale antimafia, oggi le toghe indosseranno un nastrino bianco.
Per arrivare all’udienza che inizierà alle 9,30, si è assistito a una lotta contro il tempo. Il presidente del tribunale Francesco Maria Caruso è stato in queste settimane una sorta di direttore dei lavori aggiunto e ha vegliato sulla crescita dell’aula speciale nel cortile del Palazzo di Giustizia, oltre a preoccuparsi del finanziamento dell’opera (580 mila euro assicurati da Regione e Comune) e invocare in tutte le sedi rinforzi di personale per evitare la paralisi dell’attività ordinaria (una partita che è tutt’altro che chiusa).
I lavori per completare l’aula proseguiranno ancora ed oggi sostanzialmente dovrebbe esserci l’appello per evitare che le notifiche ai 147 imputati e ai loro difensori debbano essere rifatte. Il tribunale potrebbe anche già esprimersi sulla lista dei testimoni presentati da accusa e difesa: circa mille. Poi l’udienza verrà rinviata di alcuni giorni e se ne riparlerà ad aprile inoltrato. Sempre ad aprile dovrebbero arrivare le sentenze nel processo con rito abbreviato in corso a Bologna.
Ci sono alcuni momenti dibattimento che si ipotizzano già come molto importanti, primo tra tutti la deposizione del pentito Giuseppe Giglio. Si annuncia molto vivace anche la difesa dell’imputato Pasquale Brescia, imprenditore molto inserito a Reggio.
Le misure di sicurezza saranno ingenti. I militari del reggimento Ravenna vigileranno sulla struttura 24 ore su 24. Trenta carabinieri si occuperanno della sorveglianza all’interno e 30 poliziotti di quella all’esterno. Guardie giurate, forestali e polizia provinciale completano il dispiegamento.
Per accedere all’aula ci saranno ferrei controlli e pertanto è consigliabile mettersi in fila in largo anticipo.
Costruire una grande struttura all’interno di una già esistente ha presentato sfide di varia natura. Tra cui quella della sicurezza in caso di emergenza. Il tribunale ha dovuto redigere un piano di evacuazione per l’aula speciale, che è stato curato dell’ingegnere Piero Antonio Gasparini, che è in attesa di essere adottato. Non c’è ancora il responsabile della sicurezza e pertanto oggi in aula ci saranno i vigili del fuoco di Reggio per supplire a questa mancanza. Le vie di fuga previste sono i cancelli d’accesso e dal lato opposto l’area dei giudici di pace. La realizzazione della tensostruttura ha costretto il tribunale a modificare anche i piani di sicurezza già esistenti: per consentirne l’evacuazione del Palazzo di Giustizia sono state aggiunte due scale esterne sui lati nord e sud perché il tradizionale punto di raccolta, il cortile, è ora occupato dal prefabbricato.
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