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Il dono reggiano ai Saharawi: un kit per ricostruire la casa

Laura Pasotti
Il dono reggiano ai Saharawi: un kit per ricostruire la casa

Migliaia di famiglie sono rimaste senza un tetto dopo la disastrosa alluvione dell'anno scorso

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REGGIO EMILIA Sono più di 17 mila le famiglie Saharawi che hanno perso la casa a causa della violenta alluvione che, nell’ottobre del 2015, ha colpito i campi profughi del sud dell’Algeria in cui vivono da 40 anni. Per ricostruirle, le associazioni Jaima Sahrawi di Reggio Emilia, El Ouali di Bologna, Kabara Lagdaf di Modena, 15.14 Oltre il muro di Padova, Uisp ed Help for children di Parma, che da anni sostengono la causa dei Saharawi, hanno lanciato “Ogni tetto in più conta”, una campagna di raccolta fondi sulla piattaforma produzionidalbasso.com (https://www.produzionidalbasso.com/project/ogni-tetto-in-piu-conta/).

Obiettivo? Raccogliere 20 mila euro entro il 9 maggio per acquistare kit di costruzione per le famiglie più povere del campo di Smara (ogni kit costa 600 euro) perché abbiano di nuovo un tetto. «Ricostruire le case è urgente anche per non lasciare solo questo popolo che vive pacificamente la propria lotta di liberazione nei campi in mezzo al deserto portando avanti un percorso di giustizia sociale e sviluppo sostenibile», dice Federica Cani di Jaima Sahrawi.

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Ed è proprio il campo di Smara che, lo scorso 5 marzo, è stato visitato dal segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon in occasione delle celebrazioni per i 40 anni della dichiarazione di indipendenza dei Saharawi. Ban Ki-Moon, che ha anche incontrato il segretario del Fronte Polisario Mohamed Abdelaziz, si è detto “commosso” per l’accoglienza ricevuta e ha detto: «La situazione in cui vivono queste persone è inaccettabile, al di là dei processi politici, le loro difficoltà devono essere risolte».

Il progetto “Ogni tetto in più conta” segue la prima campagna di sostegno (lanciata a ottobre) che ha consentito di consegnare 10 quintali di riso e di raccogliere 30 mila euro, di cui 20 mila per i primi interventi di ricostruzione. Ma l’emergenza non è finita e molte famiglie, soprattutto quelle povere, non sono riuscite a iniziare i lavori. «Con il supporto del ministero della Cooperazione Saharawi e delle autorità locali individueremo le famiglie più bisognose a cui consegneremo i kit che comprendono cemento, mattoni e materiali per il tetto», ha aggiunto Federica Cani.

Da 17 anni Jaima Sahrawi accoglie in estate un gruppo di bambini provenienti dai campi profughi per far loro trascorrere qualche settimana lontano dal caldo del deserto: quest’anno saranno a Reggio Emilia dal 3 luglio al 19 agosto.

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