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«Non solo Romagna La Regione riconosca le terre di Canossa»

«Non solo Romagna La Regione riconosca le terre di Canossa»

Quattro Castella, Morini: «La cultura può ridare slancio agli operatori del settore. Le istituzioni devono capirlo»

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QUATTRO CASTELLA. Il 2015 è stato l’anno del IX centenario della morte di Matilde di Canossa. Un anno in cui, nelle aree matildiche, vi sono stati numerosi eventi dedicati alla Grancontessa. Merito anche, e soprattutto, del protocollo d’intesa nato a Quattro Castella e firmato al castello di Bianello il 12 aprile scorso, che ha messo insieme un centinaio di soggetti tra Province, Comuni, associazioni culturali, turistiche e religiose di Emilia Romagna, Lombardia e Toscana. Artefice di questa rete di soggetti diversi è stato Danilo Morini, assessore alla cultura di Quattro Castella.

Qual è il bilancio dell’anno matildico appena concluso?

«Quella del protocollo d’intesa per la celebrazione del IX centenario della morte di Matilde di Canossa – risponde Morini – è stata sicuramente un’esperienza stimolante, positiva ma soprattutto ricca di spunti per il futuro. Riuscire a mettere insieme attorno al nome di Matilde tanti soggetti così diversi come enti locali, istituzioni, associazioni culturali e religiose, accomunati dall’essere stati parte o eredi culturali della storia legata a Matilde, pur su territori tanto lontani e differenti, è stato un lavoro molto faticoso, ma proficuo. Soprattutto per il metodo di strutturazione del progetto che lo ha contraddistinto, prima ancora che nel merito. Le istituzioni e i soggetti coinvolti hanno risposto organizzando e proponendo eventi e iniziative tra le più varie che noi abbiamo unificato in un unico grande programma. E’ stata certo una scelta obbligata: in un momento di grande difficoltà della finanza pubblica che, come in uno stanco ritornello che dura da anni, rischia di sacrificare la Cultura sull’altare della spending rewiev, occorre fare come abbiamo fatto noi: ragionare su aree vaste e mettere insieme le forze. Solo così i piccoli possono fare cose grandi. Un po’ come già si fa per l’economia e la viabilità. Io credo e vorrei finalmente vedere realizzata e riconosciuta un’area vasta che porta il nome e la storia di Matilde».

Il Corteo storico matildico è stato uno degli eventi più sentiti e partecipati.

«Abbiamo avuto ospiti molti sindaci e rappresentanti delle istituzioni aderenti al protocollo d’intesa. E, per la prima volta nella cinquantenaria storia della manifestazione, abbiamo avuto la presenza di un sottosegretario al ministero dei Beni culturali, l’onorevole Ilaria Borletti Buitoni, che ci ha spronato a proseguire su questa strada. Un incoraggiamento che ci rincuora, visto anche il curriculum del sottosegretario, che l’ha vista per tanti anni alla presidenza del Fai».

Un anno eccezionale, il 2015, ma adesso? Come fare per non disperdere questo cammino condiviso?

«Questa rete ora ha bisogno di un riconoscimento ufficiale da parte degli enti superiori, Governo o Regione, ministero del Turismo o delle Infrastrutture. La rete dei Comuni matildici è fatta di piccoli Comuni che hanno dimostrato di crederci e di saperci fare, ma questo sforzo resterà vano se non ci verrà data la giusta attenzione politica. Serve al più presto un collegamento con le istituzioni di grado superiore, e credo che in primis dovrà essere la Regione l’interlocutore ideale in questo senso per iniziare il percorso politico di costruzione del progetto, anche se a volte si ha la sensazione che, mi consenta una battuta forse anche un po’ scontata, per il turismo esista ancora e soltanto la Romagna. Forse, nonostante gli sforzi fatti, non ci siamo fatti sentire abbastanza. Vorrà dire che busseremo più forte».

C’è sempre un disegno di legge pendente a Montecitorio.

«Il fatto che, nonostante gli sforzi dell’onorevole Antonella Incerti, la quale fin dall’inizio della strutturazione del protocollo d’intesa ha sostenuto con forza e determinazione questo percorso politico, il disegno di legge sia ancora fermo, è certamente un fatto che fa riflettere. Ma il lavoro insieme a lei sta continuando anche in questi giorni con la programmazione di diversi incontri al ministero delle Infrastrutture, e sono convinto che, dopo la conclusione positiva della costruzione del calendario delle iniziative del 2015, ci possa essere un’altra fase molto importante di lavoro, e so che l’onorevole Incerti su questa partita si è spesa molto e continuerà a farlo».

Come si può costruire un nuovo futuro per i territori matildici?

«Non ho la bacchetta magica, ma un fatto è certo: se non si prende consapevolezza che la cultura è anche un investimento economico, non si fa molta strada. Occorre ribadire con fermezza questo concetto. La cultura non è solo erudizione, incontri storiografici, convegni. E’ anche una grande risorsa per dare lavoro, agli operatori del settore e a quelli del turismo. Il mondo è cambiato, la cultura può ridare slancio al turismo, e il riconoscimento del valore culturale e turistico dell’area matildica potrà portare buone opportunità all’economia della zona».

Voi, in questo senso, a Bianello vi siete messi avanti.

«La nostra esperienza castellese dimostra che il rapporto pubblico-privato è una risorsa. Nel 2015 abbiamo registrato più di 10.000 presenze al castello e al borgo sottostante. Sono ottimi numeri, ma noi riteniamo ci siano ancora ampi margini di crescita. I visitatori che vengono al Bianello si fermano sul territorio una giornata soltanto; dobbiamo fare in modo di trattenerli almeno per un intero fine settimana. Il mondo è cambiato, la cultura può ridare slancio al turismo. Ed è tempo che le istituzioni lo capiscano». (m.g.)

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