Edilizia, la cooperativa San Prospero in liquidazione coatta
Reggio Emilia, ha costruito 350 case tra Reggio e Scandiano: legata al crac di Parco Ottavi, lascia 100 soci prestatori con crediti da saldare
REGGIO EMILIA. In 26 anni di storia ha costruito 350 tra case a schiera e appartamenti andati ad altrettante famiglie tra Reggio, Scandiano e Rubiera. Poi, dopo la crisi scoppiata nel 2011, la coop San Prospero ha tentato di ristrutturare in proprio i debiti per finire lo scorso gennaio in liquidazione coatta amministrativa nonostante ci siano ancora 700 soci iscritti nel registro.
Una storia reggiana, che vede al centro la cooperativa abitativa legata a Confcooperative, costretta dopo anni virtuosi al commissariamento sia a causa della crisi del settore edile sia per l’effetto domino scatenato dal default di Parco Ottavi, la mega speculazione alle porte di Reggio che ha portato al crollo della Cmr di Reggiolo e alla liquidazione del Conabit, consorzio “bianco” che non ha ripagato i suoi debiti contratti con la San Prospero, costretta a sua volta a ricorrere alla procedura coatta.
Dei 700 soci nominali ne restano 100 che vantano ancora crediti attivi: circa 800 mila euro che ballano e sono in mano ora al commissario nominato dal ministero, Patrizia Carra, che dovrà gestire lo stato di insolvenza della cooperativa che ha sede in Largo Gerra, nella sede di Confcooperative, sigla alla quale appartiene.
La situazione patrimoniale aggiornata al 6 agosto 2015 evidenzia una condizione di sostanziale squilibrio perché a fronte di un attivo patrimoniale di 1,4 milioni di euro c’è una massa debitoria di 2,4 milioni di euro e un patrimonio netto negativo di oltre 1 milione di euro.
Il prestito sociale raccolto negli anni fungeva da forma di finanziamento per la costruzione delle abitazioni. Non si tratta di una cooperativa di costruzioni votata alla spelcuazione immobiliare ma di una coop di abitazione. Gli alloggi che venivano creati erano praticamente su richiesta dei futuri occupanti.
L’insolvenza della San Prospero è uno dei pochi casi legati al mondo delle coop bianche, che a differenza della coop rosse di Legacoop erano meno esposte sul fronte immobiliare e comunque con dimensioni minori negli importi.
Ciò non toglie la forte dimensione sociale delle piccole coop di abitazione, come testimoniato dal numero di soci presenti. Per riallineare il rapporto tra entità del prestito sociale e patrimonio aziendale era già stato approvato un piano finanziario, la cui attuazione, oltre a generare liquidità mediante vendite di immobili, doveva permettere di procedere ad una significativa riduzione del prestito sociale.
Viste le difficoltà finanziarie, infatti, diversi soci avevano chiesto di rientrare. Tra gli alloggi che al 2015 erano ancora in patrimonio alla coop c’erano quote del Residence Margherite a Gavassa o l’area Maletti a Scandiano. Ai soci creditori l’anno scorso è stato restituita una tranche del 25% ciascuno. Non risultano famiglie rimaste senza casa. La costruzione di alloggi è stata infatti interrotta da tempo visti i chiari di luna. La speranza, ora, è che la vendita del patrimonio restante - appartamenti e garages in alcuni palazzi - possa agevolare il saldo del prestito sociale.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
