Abusi sull’allievo quindicenne, a processo allenatore di basket
Reggio Emilia, l’uomo di 45 anni è accusato di atti sessuali: da un anno è agli arresti domiciliari, a maggio in aula
REGGIO EMILIA. Rinvio a giudizio per l’allenatore di basket accusato di atti sessuali su uno dei suoi giovanissimi allievi. Lo ha deciso ieri mattina il giudice per le udienze preliminari Angela Baraldi. Ora, la palla passa alla corte dove il 18 maggio prossimo inizierà il processo per dibattimento.
«Noi puntavamo al proscioglimento. Adesso, puntiamo all’assoluzione. Tanto è vero che non abbiamo proposto alcun rito alternativo e non abbiamo chiesto il rito abbreviato. Non abbiamo tentato di avere uno sconto di pena». Così l’avvocato difensore Alessandro Nizzoli commenta questo primo epilogo della vicenda processuale che vede alla sbarra il 45enne. Il quale si è sempre dichiarato innocente rispetto alle accuse, pesantissime, che gli vengono rivolte.
Sono tre gli episodi che, secondo l’accusa, sarebbero avvenuti nell’arco di quattro mesi, in cui il ragazzino - che ha 15 anni - sarebbe stato indotto ad atti sessuali. Inoltre, ci sarebbero una decina di film pornografici che il coach avrebbe mostrato al suo allievo quando erano soli, per eccitarlo.
Fatti che il giovanissimo - che si è costituito parte civile al processo con l’avvocato Helmut Bartolini - ha ripercorso durante un’audizione protetta avvenuta lo scorso mese di ottobre alla presenza dei consulenti delle parti: Rita Rossi nominata dal pm Maria Rita Pantani, Cesare Piccinini psichiatra che assiste l'indagato) e Luisa Masina nominata dalla parte lesa. Il perito del gip e i consulenti di pm e parte offesa hanno detto che il giovane è da considerarsi attendibile.
Il 45enne ha già scontato 22 giorni di cella quando nell’aprile dello scorso anno l’inchiesta è arrivata al suo culmine con l’ordinanza di arresto firmata dal giudice Antonela Pini Bentivoglio. Una decisione ribadita anche dopo l’interrogatorio di garanzia, con una motivazione pesante: il tecnico è pericoloso socialmente e può rifarlo. In seguito, la difesa è riuscita a ottenere gli arresti domiciliari. Misura restrittiva che resta tutt’ora in vigore.
L’allenatore si è sempre dichiarato innocente, respingendo ogni accusa. Ha raccontato che era stata la madre a chiedergli di stare vicino al figlio, che era in difficoltà a scuola e in palestra. Per questo, frequentava la sua casa. In seguito, è la versione dell’uomo, da parte della donna avrebbe iniziato a esserci insofferenza e gelosia nei confronti del ruolo dell’uomo, che imputa le denunce a lui rivolte come una vendetta.
Una ricostruzione, però, che non ha mai convinto il pubblico ministero. Il 45enne rischia una pena fino a 10 anni.
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