Rassicurazioni di Venturi sul futuro del Sant’Anna
Castelnovo Monti, l’assessore regionale alla sanità: «Le comunità di montagna non siano preoccupate per il proprio ospedale. Conta la sicurezza di chi nasce»
CASTELNOVO MONTI. In Regione, ma anche a livello nazionale, continua a tenere banco il tema dei punti nascite al di sotto dei 500 parti l’anno, tema che negli ultimi mesi si è mosso tra alti e bassi per chi sta lottando per il mantenimento di questi servizi decentrati, come avviene a Castelnovo Monti, considerati essenziali per la tenuta sociale del territorio. In queste settimane si assiste dunque alle prese di posizione in diverse aree montane italiane per adottare strategie, anche diverse, che comunque cerchino di salvaguardare i punti nascita. Nei giorni scorsi, sul tema di quelli emiliano romagnoli a rischio, tra i quali appunto quello del Sant’Anna, è tornato ad esprimersi l’assessore regionale alla sanità Sergio Venturi, che ha parlato a Borgotaro, dove ha sede un altro dei cinque punti nascita considerati a rischio perché al di sotto della fatidica soglia dei 500 parti l’anno (gli altri sono Villa Regina nel Bolognese, Pavullo e l'ospedale del Delta nel Ferrarese). Parole, quelle di Venturi, che sono state abbastanza tranquillizzanti: «I risparmi e i tagli verranno effettuati presso i grandi ospedali e non su quelli di montagna. Le comunità di montagna non siano preoccupate per il futuro del proprio ospedale. In questo periodo la commissione nascita regionale sta esaminando tutti i punti nascita regionali. Rispetteremo il lavoro che i professionisti locali stanno facendo, pensando soprattutto alla sicurezza di chi nasce e di chi fa nascere un bambino».
Come detto anche altre zone d’Italia stanno vivendo un dibattito accesissimo sulla difesa dei piccoli punti nascita. Nei giorni scorsi il governatore del Veneto Luca Zaia è intervenuto a Pieve di Cadore, dove è stato inaugurato il rinnovato Pronto soccorso dell’ospedale locale, spiegando che «la Regione non chiuderà il punto nascite di questo ospedale. La legge nazionale imporrebbe l’eliminazione di tutti i centri che fanno meno di 500 parti l’anno, e qui se ne fanno un centinaio, ma le peculiarità della montagna e le necessità delle famiglie che ci vivono per noi sono la priorità». Altrettanto fervente il dibattito in Lombardia, ad esempio in Valtellina e Valchiavenna, dove si sta ipotizzando una messa in rete di tutti i punti nascita periferici per poter raggiungere gli standard di professionalità e sicurezza che rappresentano lo scoglio maggiore per il mantenimento dei reparti con poche nascite. Lo stesso ministro Lorenzin ha infatti aperto a possibili deroghe sui freddi numeri se saranno garantiti gli standard di sicurezza. Per Castelnovo Monti l’ipotesi che resta valida è quella di una maggiore interconnessione con il Santa Maria Nuova; anzi, con la nuova Azienda unica sanitaria reggiana, visto che è dei giorni scorsi la notizia di un avvio concreto del possibile percorso di fusione tra Asmn e Ausl Reggio. Intanto sul punto nascite di Castelnovo è stata presentata una nuova interrogazione regionale dai consiglieri Galeazzo Bignami ed Enrico Aimi (Forza Italia), che chiedono di «evitare in tutti i modi la chiusura del punto nascite».
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