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Delitto Gobbi: condannato all’ergastolo Roberto Infante

di Giancarlo Oliani
Delitto Gobbi: condannato all’ergastolo Roberto Infante

I giudici della Corte d’assise di Mantova hanno inflitto all’artigiano edile di Boretto, 51 anni, il massimo della pena. Alle parti civili riconosciuta una provvisionale di 50 mila euro

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BORETTO. La Corte d’assise di Mantova, presieduta dal giudice Gianfranco Villani, accogliendo la richiesta del pubblico ministerro Silvia Bertuzzi, ha condannato all’ergastolo Roberto Infante, l’artigiano edile 51enne di Boretto, complice nell’omicidio dell’imprenditore Giorgio Gobbi. La sentenza della giuria popolare è stata emessa ieri pomeriggio dopo tre ore di camera di consiglio. Per le parti civili disposta una provvisionale immediatamente esecutiva di 50mila euro.

L’accusa. Il pubblico ministero Silvia Bertuzzi ha chiesto il massimo della pena (l’ergastolo) per l’artigiano, per aver aiutato Bonazzoli nelle fasi dell’omicidio e del trasporto del cadavere di Gobbi. Non solo. Trattandosi di omicidio pluriaggravato dalla premeditazione, ha aggiunto un’ulteriore richiesta alla giuria: l’isolamento diurno per due mesi che la Corte non ha però accolto. Nessun dubbio, nessun tentennamento da parte del pm che, nel corso della requisitoria, ha dimostrato la piena responsabilità di Infante.

Roberto Infante aveva raccontato ai giudici di non essere stato complice dell’uccisione di Giorgio Gobbi, ma vittima, perché attirato sul luogo del delitto e costretto a collaborare alle fasi successive sotto minaccia di una ritorsione contro di lui e la figlia.

«Non sapevo – aveva detto – chi fosse la persona a cui Bonazzoli voleva far del male. L’ho lasciato alla macchinetta del caffè e sono andato a dare un’occhiata alle mattonelle in magazzino. Un attimo dopo aver voltato le spalle ho sentito lo sparo. Mi sono voltato, ho visto l’uomo a terra e Bonazzoli con il fucile tra le mani».

Il pubblico ministero ha demolito questa versione dei fatti: «Infante non poteva non sapere quello che stava succedendo. Peraltro ha assistito all’assassinio e ha aiutato Bonazzoli a occultare il cadavere. Non possiamo credere alla sua versione, perché non ha cercato di impedire l’omicidio né ha pensato di denunciare il fatto ai carabinieri».

La difesa. L’avvocato di Infante, Daniela Garilli, ha cercato di dimostrare a i giudici che Infante non era d’accordo con l’assassino di Gobbi e ne ha chiesto l’assoluzione. Per l’occultamento del cadavere ha chiesto il minimo della pena.

Le parti civili. Alina Vasilica Motogna, compagna della vittima, con l’avvocato Sara Guastalla, ha chiesto 320mila euro di risarcimento e la restituzione di alcuni preziosi a lei appartenenti: due bracciali di brillanti e altri oggetti di valore consegnati in un primo tempo alla compagna e in seguito lasciati alla madre della vittima, Eurosia Branchi, in quanto erede. Parti civili anche la mamma e la sorella della vittima che, a seguito dell’accaduto, hanno perso tutte le loro sostanze. Per fare il funerale sono state costrette a contrarre un mutuo. Anche loro hanno chiesto centomila euro di risarcimento.

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