Reggio, l’Africa e l’accordo che non è mai stato siglato
L’ex ambasciatore Sannella: «Perché ora il Comune mostra disinteresse?»
DI PAOLO SANNELLA (*)
Nei primi mesi del 2014, la Fondazione Solidarietà Reggiana, presieduta dall'avvocato Franco Mazza, decise di dedicare speciale attenzione all'evoluzione socio-politica dell'Africa ed ai rapporti di collaborazione esistenti e a quelli, in prospettiva, fra Reggio Emilia ed i Paesi del Continente. Ne erano presupposto non soltanto le relazioni che da diversi decenni la città di Reggio aveva sviluppato con i paesi Africani, e in particolare con quelli dell'Africa Australe, ma anche la presenza sul territorio di importanti comunità africane di recente immigrazione, generalmente ben inserite nell'ambiente locale sia dal punto di vista economico che sociale.
A questi fattori si aggiungeva l'interesse - acuito dalla crisi economica - delle imprese reggiane per mercati nuovi ed apparentemente in espansione, come quelli africani, che potevano costituire valida alternativa agli sbocchi tradizionali nell'Europa dell'Est ed in Asia.
La Fondazione decise quindi di porre il tema dello sviluppo dell'Africa al centro di un incontro di alto profilo inteso ad approfondire, con un dibattito pubblico, le caratteristiche principali dell'emergere sulla scena internazionale di una nuova Africa con caratteristiche non sempre conosciute.
Il presidente Romano Prodi, che aveva appena terminato il suo impegno istituzionale in Africa, ed io, in qualità di presidente del Centro Relazioni con l'Africa della Società Geografica Italiana, fummo invitati ad animare l'incontro, moderato da don Giuseppe Dossetti, che si tenne con grande successo di pubblico al Centro Internazionale Loris Malaguzzi il 6 marzo del 2014. Gli oratori, senza dimenticare le difficoltà di cui ancora soffrono le società africane, sottolinearono fra l'altro i forti tassi di crescita di quelle economie, le dinamiche demografiche e le opportunità che quei Paesi sembravano e sembrano offrire alle nostre imprese.
Seppure con qualche lentezza l'Amministrazione Comunale di Reggio, d'intesa con la Fondazione - che a sua volta si avvaleva della consulenza della Società Geografica -, ritenne allora opportuno lavorare su una iniziativa di ampio respiro che ampliasse le intese tradizionali esistenti con alcuni Paesi africani per includere l'intero Continente e portasse alla creazione di un meccanismo capace di esplorare in modo concreto occasioni di collaborazione e di reciproco interesse, per favorire la conclusione di intese economiche e commerciali e l'ampliamento degli scambi.
Il 14 aprile 2015 una Delegazione di ambasciatori africani accreditati in Italia e residenti a Roma, guidata dal loro decano, ambasciatore del Congo, giunse in missione a Reggio e fu ricevuta in Sala del Tricolore con una solenne cerimonia, nel corso della quale il sindaco Vecchi propose l'istituzione di un comitato paritetico composto da un lato dai rappresentanti del Corpo diplomatico africano in Italia e dall'altro dai rappresentanti del mondo imprenditoriale e culturale reggiano. Alla cerimonia partecipò anche il direttore per l'Africa del Ministero degli Affari Esteri, oltre al presidente Prodi ed ai rappre. sentanti delle istituzioni reggiane interessate.
Dopo alcuni mesi di silenzio l'iniziativa fu nuovamente avviata nell'autunno del 2015 con lo scambio di informazioni fra il Comune ed il Gruppo africano sulla effettiva composizione delle due Delegazioni e con la proposta africana di procedere ad un nuovo incontro il 23 febbraio 2016 per firmare l'accordo formale di collaborazione e dare avvio ai lavori. Anche in questo caso - come già avvenuto il 14 aprile - la delegazione africana sarebbe stata guidata dal decano in rappresentanza dell'intero Corpo diplomatico africano e si sarebbe avvalsa del coordinamento della Società Geografica da me rappresentata. La riunione del 23 febbraio, però, non ha avuto luogo ed è al momento rinviata a data da precisarsi.
Da parte africana si riteneva che l'incontro dovesse servire, appunto, alla formalizzazione delle intese - mediante la firma dell'accordo - che avrebbe permesso un passo indietro delle Istituzioni, (Comune e Ambasciate) notoriamente non adatte a concludere "joint ventures" economiche commerciali, e un passo avanti degli operatori delle due parti, chiamati da quel momento a gestirne direttamente i contesti operativi. Alle Istituzioni, presenti nel Comitato paritetico, si pensava di riconoscere e riservare una funzione di monitoraggio e di stimolo dell'iniziativa. L'obiettivo da raggiungere in occasione della visita era quindi quello di istituire un gruppo tecnico di coordinamento per l'organizzazione materiale degli incontri futuri, accompagnato dalla individuazione di quei Paesi africani che si sarebbero offerti per primi ad animare gli incontri stessi attraverso missioni di delegazioni tecniche/settoriali, adeguatamente programmate e preparate.
Da parte africana si aggiungeva fin dall'inizio, sia pure in termini generali, l'interesse dei loro Paesi a collaborazioni nei settori dell'agricoltura e collegata agroindustria, dell'energia e delle infrastrutture. I successivi contatti con i singoli Stati avrebbero individuato progressivamente e con maggiore precisione e dettaglio i campi di collaborazione e le condizioni operative e di rischio.
In ogni caso, l'iniziativa che vede la collaborazione fra il Gruppo diplomatico africano ed una città italiana non avrebbe precedenti. Essa potrebbe costituire un modello interessante per lo sviluppo di fruttuose relazioni economiche e commerciali nel momento in cui l'intero Sistema Italia mostra nuovo e crescente interesse per gli emergenti mercati africani, anche per le caratteristiche di innovazione e per la complessità di quei mercati che richiedono un impegno diretto e significativo degli imprenditori, veri beneficiari e destinatari dell'iniziativa stessa.
D'altra parte, per quanto è dato sapere, ufficialmente ed ufficiosamente, anche le singole economie dei rispettivi Stati africani sono da tempo (!) assai attente a immediati scambi complessivi e, sperabilmente, bilaterali con gli imprenditori reggiani e (se necessario) della più vasta area emiliano-romagnola, (come dichiarato da Unindustria Reggio Emilia, in recenti incontri programmatici) per avere e dare risposta alle proposte di collaborazione economico-commerciale che in questi giorni si è fatto sapere essere mature.
Prima, però, dovrà essere siglato, se non altro per una mera ragione di ordine politico (?) generale, un accordo quadro, tra la Città di Reggio Emilia e il "Gruppo Africano", di collaborazione e di intesa economica, nell'ambito del quale i rispettivi operatori economici si muoveranno (e sono pronti, a quanto è dato sapere, da una parte e dall'altra).
Su questo accordo quadro, il Comune, stranamente, è parso muoversi - in questi ultimi tempi - con distacco, quasi con disinteresse. E il rinvio dell'incontro del 23 febbraio ultimo scorso ne è la dimostrazione; quasi incredibile, ma è così.
(*) Presidente del Centro
Relazioni con l'Africa della Società Geografica Italiana
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