Acqua, a Reggio il costo è cresciuto del 50 per cento in 9 anni
L’indagine di Cittadinanza attiva ci colloca quinti in Regione: ventesimi in Italia. Nel 2015 spesi 490 euro a famiglia
REGGIO EMILIA. Il costo dell’acqua aumenta ancora: e, se l’Emilia-Romagna è tra le regioni più care (460 euro di tariffa media annua, contro i 376 euro nazionali), Reggio si posiziona al quinto posto in regione per l’acqua più “salata” (490 euro di media nel 2015, 472 euro nel 2014 con una variazione del +3,8%, mentre dal 2007 l’incremento è stato pari al 49,4%, quasi il 50 per cento in poco meno di dieci anni) e al ventesimo posto a livello nazionale (su 106 province), a dimostrazione che ai reggiani il rubinetto comporta un esborso non indifferente.
Lo rende noto Cittadinanza Attiva, con l’undicesima indagine a cura dell’Osservatorio prezzi e tariffe marzo 2016. Il dossier, realizzato in tutti i capoluoghi italiani nel 2015, si è focalizzato sul servizio idrico integrato per uso domestico (scomposto nelle voci acquedotto, canone di fognatura, canone di depurazione e quota fissa; quest’ultima è quella che pesa di più, con un aumento del 7,1% rispetto al 2014) e ha preso come parametro una famiglia tipo di tre persone, con un consumo annuo di 192 metri cubi di acqua, comprensivi di Iva al 10%.
Dall’indagine si ricava che in Italia il costo medio dell’acqua è pari a 0,997 euro al metro cubo (+6,7% rispetto al 2014). Il dato che salta all’occhio è la differenza tariffaria tra le varie regioni: le cifre più elevate si riscontrano, nell’ordine, in Toscana, Marche, Umbria, Emilia-Romagna e Puglia. Queste aree sono quelle che investono di più sulla rete.
Infatti la graduatoria sulla dispersione idrica è positiva per queste stesse regioni (l’Emilia-Romagna totalizza un 26% di dispersione, contro una media nazionale del 33%; Piacenza la più virtuosa con solo l’8% di acqua sprecata, mentre a Parma si arriva al 39%) – e, come da copione, le tubature sono un colabrodo soprattutto al sud.
A livello nazionale, Reggio Emilia non figura tra le dieci città più costose e nemmeno tra le cinque più economiche, ma con quei 490 euro di tariffa media per famiglia è comunque nei piani alti della classifica del caro-acqua, precedendo metropoli come Milano.
A livello regionale, invece, la nostra città è quinta e viene subito dopo Ravenna, al primo posto, Forlì, Cesena e Ferrara. Le altre città emiliane (Parma, Rimini, Modena, Piacenza e Bologna, all’ultimo posto) ci seguono per la loro economicità.
Nessun problema sul fronte dispersione delle condutture, a Reggio ferma al 18%. Da parte sua, Iren non commenta, facendo sapere che le tariffe sono stabilite dall’Ato (ambito territoriale ottimale), individuati dalle regioni (nel caso del servizio idrico integrato con riferimento ai bacini idrografici, in regione se ne contano nove) insieme alle Autorità d’Ambito, che organizzano, affidano e controllano la gestione del servizio integrato – il che è come affermare che il caro rifiuti è colpa di Atersir.
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