Femminicidio di Fontana, la Cassazione conferma la condanna a vent'anni per Ivan Forte
Rigettato il ricorso della difesa che chiedeva la perizia psichiatrica. La morte di Tiziana Olivieri il 20 aprile del 2012
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RUBIERA (REGGIO EMILIA). La prima sezione della Corte di Cassazione di Roma ha confermato le sentenze di primo e secondo grado: condanna a vent’anni per Ivan Forte, colpevole dell’omicidio della compagna Tiziana Olivieri. Rigettato il ricorso della difesa, rappresentata dall’avvocato Francesco Pagliuso, che aveva chiesto l’annullamento della condanna o la sua riforma, ma soprattutto la perizia psichiatrica per l’imputato.
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Si è chiusa così, dopo cinque ore di camera di consiglio, la vicenda processuale di Fontana. «Ma mia figlia nessuno me la ridà» sono le prime parole di mamma Rosella, pochi minuti dopo il pronuciamento dei giudici.[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:site:1.7091282:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.7091282:1649482016/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Era il 20 aprile del 2012, quando Tiziana Olivieri venne trovata morta nella sua camera da letto nell’appartamento di Fontana di Rubiera, dove viveva con il figlioletto di pochi mesi e il compagno Ivan Forte. La versione di quest’ultimo fu che la candela rimasta accesa aveva causato un incendio. Alla fine però era crollato davanti ai carabinieri, confessando l’omicidio della compagna, strangolata al culmine di un litigio, agli sgoccioli di una relazione che nelle intenzioni della donna stava volgendo al termine.[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.11349564:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2015/05/03/news/la-rai-mette-in-scena-l-omicidio-di-titti-olivieri-1.11349564]]
La strada fino alla sentenza definitiva non è stata facile per la famiglia di Tiziana, ha dovuto anche assistere alla scarcarazione un anno dopo il delitto dell’uomo, per decorrenza dei termini di custodia cautelare. Poi la prima sentenza a vent’anni, in abbreviato.
L’avvocato Barbara Tassi, che rappresenta la parte civile: «Era il miglior risultato che potessimo ottenere, tutti i nostri argomenti sono stati accolti. Finalmente giustizia è fatta».
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