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La Cassazione conferma: 20 anni a Forte

di Elisa Pederzoli
La Cassazione conferma: 20 anni a Forte

Rigettato il ricorso della difesa che chiedeva la perizia psichiatrica. La mamma di Tiziana: «Ora lo giudicherà il Signore»

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RUBIERA. La prima sezione della Corte di Cassazione di Roma ha confermato le sentenze di primo e secondo grado: condanna a vent’anni per Ivan Forte, colpevole dell’omicidio della compagna Tiziana Olivieri. Rigettato il ricorso della difesa, rappresentata dall’avvocato Francesco Pagliuso, che aveva chiesto l’annullamento della condanna o la sua riforma, ma soprattutto la perizia psichiatrica per l’imputato.

Si è chiusa così, alle 18.30 di ieri dopo cinque ore di camera di consiglio, la vicenda processuale di Fontana. «Ma mia figlia nessuno me la ridà» sono le prime parole di mamma Rosella, pochi minuti dopo il pronunciamento dei giudici.

Non ha voluto mancare nemmeno a questo appuntamento. Assieme al figlio Alessandro e all’avvocatessa Barbara Tassi con la quale si è costituita parte civile in tutti i gradi di giudizio, è scesa nella capitale per sentire dalla voce dei giudici l’ultimo pronunciamento. «Si sono messi una mano sulla coscienza, confermando i vent’anni» dice mamma Rosella. Non va ancora già quella sentenza di primo grado che è stata confermata in tutti e tre i gradi di giudizio e che le ha fatto sempre gridare allo scandalo. «Hanno sbagliato tutto a Reggio - si lamenta la madre - Ora sono arrivata al traguardo, ora cercheremo di trovare un po’ di pace. Dobbiamo andare avanti e crescere un bambino». Ma un pensiero lo rivolge anche all’assassino, Ivan Forte, che non era presente in aula. «Lui ha fatto una cosa così grossa che non merita altro. Il prossimo giudizio, per lui, sarà quello del Signore» conclude. Parole a cui si associa il figlio Alessandro. L’avvocato Barbara Tassi aggiunge: «Era il miglior risultato che potessimo ottenere, tutti i nostri argomenti sono stati accolti. Finalmente giustizia è fatta».

Era il 20 aprile del 2012, quando Tiziana Olivieri venne trovata morta nella sua camera da letto, nell’appartamento di Fontana di Rubiera, dove viveva con il figlioletto di pochi mesi e il compagno Ivan Forte. La versione di quest’ultimo fu che la candela rimasta accesa aveva causato un incendio. Alla fine però era crollato davanti ai carabinieri, confessando l’omicidio della compagna, strangolata al culmine di un litigio, agli sgoccioli di una relazione che nelle intenzioni della donna stava volgendo al termine. La strada fino alla sentenza definitiva non è stata facile per la famiglia di Tiziana, ha dovuto anche assistere alla scarcarazione un anno dopo il delitto dell’uomo, per decorrenza dei termini di custodia cautelare. Poi la prima sentenza a vent’anni, in abbreviato.

Nessun commento dalla difesa. «Rispetto per la vittima, i famigliari e l’imputato» ha solo detto l’avvocato Pagliuso.

Ora, si fanno i conti sugli anni che Forte effettivamente si farà dietro le sbarre. Quattro li ha già fatti. Poi ci sono gli sconti di legge. Non dovrebbe uscire prima di una decina d’anni.

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