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La procura sequestra i resti della roulotte esplosa

di Elisa Pederzoli
La procura sequestra i resti della roulotte esplosa

Da capire chi abbia allestito il collegamento alla bombola, stazionario l’81enne

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REGGIO EMILIA. E’ stazionario, ma ancora in prognosi riservata Piergiorgio Gardini, l’81enne rimasto gravemente ferito nell’esplosione della bombola di gas che teneva nella roulotte in cui viveva.

L’anziano, ricoverato all’ospedale Maggiore di Parma, per il momento viene tenuto sedato. Gli accertamenti, intanto, hanno permesso di stabilire che le ustioni sono sul 40% del corpo.

Nel frattempo, la procura con il sostituto procuratore Maria Rita Pantani ha disposto il sequestro di quello che resta della roulotte e della bombola che ha provocato tutto. Non ci sono dubbi sul fatto che si è trattato di un incidente. Resta da capire chi abbia allestito quell’impianto, grazie al quale l’uomo che viveva accampato con il suo cane in uno stato di quasi completo isolamento cucinava.

Dai primi accertamenti, sarebbe stato Gardini stesso a provvedere a quell’allestimento. Di fortuna, con ogni probabilità. Tanto che martedì pomeriggio mentre Gardini trafficava intorno alla sua roulotte, c’è stata la violenta esplosione e l’incendio.

In quell’inferno di fuoco, a morire è stata Lea, la cagnolina con la quale viveva l’anziano. La sua unica e inseparabile amica. Era dentro la roulotte parcheggiata sotto il portico dell’abitazione diroccata dove l’81enne aveva trovato rifugio. Quando c’è stata l’esplosione, non ha avuto scampo. Gardini, invece, forse si trovava fuori dal mezzo. La violenza della deflagrazione lo ha spinto ancora più lontano. E’ a terra, in mezzo al cortile, coperto di rottami e pezzi di lamiera che gli agenti delle Volanti - i primi a intervenire, richiamati dallo scoppio mentre si trovavano in pattugliamento in zona Mancasale - lo hanno trovato. Era ancora cosciente, ma avvolto dalle fiamme, che chiedeva aiuto. Gli agenti lo hanno soccorso, spegnendo le fiamme intorno a lui.

In quegli istanti concitati, Gardini non ha smesso un attimo di chiedere notizie del suo cane. «Dov’è il cane? Dov’è il cane?» ripeteva. Ancora non sa che per il povero animale la loro casa-mobile si è trasformata in una trappola mortale.

I vigili del fuoco, martedì pomeriggio, hanno lavorato a lungo per riportare la situazione in sicurezza. E dopo aver spento le fiamme, hanno avviato i primi accertamenti per cercare di capire la dinamica del grave incidente.

Quello che il contesto racconta, e chi conosce Gardini, è che da tempo l’uomo aveva scelto di vivere ai margini. Refrattario a ogni tipo di regola e struttura sociale. Don Daniele Simonazzi, della parrocchia di Pratofontana, lo aveva accolto per un periodo. Ma l’81enne aveva voluto andare via anche da lì. Mal tollerava le imposizioni, minime, che una vita in comunità, in condivisione richiedeva.

Da qualche tempo, con la roulotte che gli avevano donato, si era installato lì, nel cortile di quel casolare abbandonato, in via Gramsci. Stava da solo. Tutti in zona lo conoscevano perchè lo vedevano passare a piedi, accanto il suo fedele compagno a quattro zampe. Chi parlava con lui erano i ragazzi del vicino campo nomadi. Tra i primi martedì ad accorrere non appena udito il botto e vista la colonna di fumo nero che si alzava. Hanno raccontato che spesso si recava da loro per chiedere l’acqua. Altre volte erano loro a portare da mangiare al suo cane. Altre, lo accompagnavano sino a Bagnolo per comprare le sigarette.

Chi gli stava vicino è una signora, Bruna Pennesi, di Pratofontana. Lo accompagnava per la spesa, gli dava una mano.

Martedì pomeriggio è scoppiata in un pianto a dirotto vedendo cosa era rimasto della roulotte e vedendo le condizioni dell’anziano. «Non lo voleva nessuno» si è lamentata. Di lui ha raccontato che un tempo faceva l’infermiere, che aveva girato il mondo, che era stato per un periodo in Germania. Che è schivo, che gli piace stare da solo. E tutti, infine, avevano assecondato questa sua inclinazione alla solitudine.

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