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Negozi in via di estinzione Più di uno al giorno chiude

di Evaristo Sparvieri
Negozi in via di estinzione Più di uno al giorno chiude

Nella nostra provincia in due mesi sono 85 le imprese che hanno cessato l’attività Solo 14 le nuove aperture. Ecco i dati 2016 dell’Osservatorio di Confesercenti

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REGGIO EMILIA. Saracinesche abbassate. E negozi chiusi, forse per sempre. Nella nostra provincia, sono 85 le imprese del commercio al dettaglio che hanno cessato la propria attività nei primi due mesi del 2016, dove le serrande si sono definitivamente abbassate al ritmo di più di una impresa chiusa al giorno. È il dato che emerge dalle rilevazioni dell’Osservatorio Confesercenti, che a livello regionale traccia un quadro preoccupante, lontano da quegli scenari che prefigurano una ripresa dei consumi: 817 i negozi chiusi in tutta l’Emilia-Romagna, a fronte di sole 174 aperture, con un saldo negativo che certifica in appena due mesi la scomparsa di 643 imprese. Numeri che sostanzialmente confermano un trend negativo che prosegue ormai da tre anni, dal quale anche la nostra provincia non è immune. Secondo i dati Confesercenti, infatti, a fronte delle 85 cessazioni già riscontrate nel 2016 a Reggio, ci sono state appena 14 nuove iscrizioni. Anche qui il saldo è negativo: - 71 imprese.

Una crisi che sembra non risparmiare alcun settore. L’andamento negativo tra iscrizioni e cancellazioni ha riguardato infatti in questo bimestre tutte le tipologie di imprese, dal commercio fisso e ambulante, ai bar e ristoranti, all’intermediazione. Sempre a Reggio Emilia, segno meno per le imprese di alloggio e somministrazione (18 nuove iscrizioni e 65 cessazioni, con un saldo pari a -47). Un saldo negativo, pari a -10 imprese, per le attività che operano nel commercio ambulante (13 iscrizioni e 23 cessazioni), che raggiunge quota -37 per le imprese che operano come intermediarie del commercio (45 aperture, 82 cessazioni).

«Senza una decisa ripresa dei consumi sarà impossibile invertire questa tendenza – afferma Stefano Bollettinari, direttore Confesercenti Emilia Romagna – Turn-over elevato, esistenza in vita delle piccole imprese sempre più ridotta, nuove aperture col contagocce sono elementi di grande preoccupazione che devono portare anche a provvedimenti normativi adeguati a fronteggiare queste emergenze, come ad esempio interventi sui canoni di locazione dei negozi, sulla lotta all’abusivismo commerciale e sulla valorizzazione del commercio di prossimità».

Ad influire sulla situazione, secondo Confesercenti, anche gli ultimi dati Istat sulle vendite al dettaglio di gennaio per imprese che operano su piccole superfici, dove a livello nazionale si registra un calo del 2%.

«Anche Reggio risente di un periodo in cui i consumi non hanno dato una mano al commercio al dettaglio – spiega Roger Ganassi, direttore Confesercenti Reggio Emilia – Rispetto al passato, ad esempio, nel 2015 per gli acquisti natalizi da parte dei commercianti si era registrata una maggiore fiducia. Ma non è stato così: a ben vedere, non ci sono stati miglioramenti per ragioni diversificate, dalla crisi generale al fatto che il Pil non si è ancora trasformato in redditività diffusa. Anche il caldo atipico di questo inverno non ha aiutato, incidendo soprattutto sulle imprese di abbigliamento che maggiormente risentono della stagionalità».

Fra i dati evidenziati, anche il turn-over delle imprese: a Reggio Emilia una percentuale che si aggira intorno al 20% non raggiunge i 365 giorni di esistenza. Oltre il 40%, invece, non arriva alla fine del terzo anno. «Sono numeri in linea con i dati nazionali – aggiunge Ganassi – che testimoniano come ci sia un’accelerazione del turn-over, ma denotano nel territorio anche una minore propensione all’intraprendenza. C’è da parte nostra una grande preoccupazione su dati di natimortalità delle imprese, anche se bisogna dire che da noi c’è una tendenza alla ristrutturazione delle imprese, con un aumento delle società di capitale e una riduzione delle società di persone. Ma la preoccupazione dura da anni. E si fa fatica a invertire la rotta individuando una via di uscita. Speriamo che i provvedimenti presi in questi anni e le iniziative in atto aiutino a dare segnali positivi».

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