Gli studenti del “Nobili” a lezione di legalità
di Ambra Prati REGGIO EMILIA E’ partita ieri, all’istituto tecnico superiore Nobili di via Makallè, “CittadinanzAttiva”, un macroprogetto che, sotto l’insegna della legalità, ha l’obiettivo di...
di Ambra Prati
REGGIO EMILIA
E’ partita ieri, all’istituto tecnico superiore Nobili di via Makallè, “CittadinanzAttiva”, un macroprogetto che, sotto l’insegna della legalità, ha l’obiettivo di mettere in rete tutte le forze dell’ordine (e i microprogetti che queste ultime hanno svolto singolarmente nelle scuole negli ultimi anni), per una cultura del rispetto delle regole che parta dai banchi. In Aula Magna, i vertici delle istituzioni e l’ex Provveditorato hanno inaugurato una serie di incontri, previsti in aprile, che vedranno i ragazzi suddivisi per fascia d’età e per tematiche.
«Le classi prime saranno affidate alla polizia municipale per focalizzare la sicurezza viabilistica e la novità normativa dell’omicidio stradale. Le seconde ai carabinieri su droga e bullismo, le terze affronteranno con la forestale il rispetto dell’ambiente, le quarte con la polizia di Stato tratteranno l’uso di internet, le quinte si occuperanno con la Guardia di Finanza di reati economici - spiega Antonio Lufrano, il professore responsabile del programma - l’intero istituto sarà coinvolto». E la risposta delle forze dell’ordine è stata massiccia, visto che, come ha sottolineato il dirigente dell’Ufficio Scolastico Antimo Ponticiello, «non è affatto scontato che tante istituzioni siano presenti a scuola».
Scuola che, per citare Antonino Caponnetto, ha sottolineato il prefetto Raffaele Ruberto, «fa più paura della mafia». L’intervento del prefetto è stato incentrato soprattutto sulla ‘ndrangheta, tema d’attualità in tempi di maxiprocesso: non a caso «quest’anno abbiamo registrato un’impennata di richieste di educazione civica da parte delle scuole», affinché la cultura mafiosa, «che non è più quella della coppola e del fucile», possa essere individuata e combattuta dalla futura classe dirigente. Il questore Isabella Fusiello si è focalizzata sull’aspetto privacy: «Spesso voi ragazzi vi affidate ai social, ma siate prudenti nel mettere a nudo la vostra vita, evitate di pubblicare i vostri dati personali su Facebook; il web ha dei rischi spesso sottovalutati e può ritorcersi contro di voi». Da qui l’invito, nel caso di abusi, a confidarsi «con genitori e insegnanti».
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