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La truffa delle false dialisi, medico coinvolto nell'indagine dei carabinieri

La truffa delle false dialisi, medico coinvolto nell'indagine dei carabinieri

Reggio Emilia, attestava prestazioni mai eseguite per intascare i soldi della Regione, domiciliari per il responsabile di un centro clinici privato e una infermiera

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REGGIO EMILIA Due arresti ai domiciliari, un medico reggiano sospeso per un anno dalla professione, sequestro di un conto corrente per un importo di circa 60mila euro. Sono questi i principali risultati di un'operazione conclusa dai carabinieri del Nucleo antisofisticazioni fra Parma e Reggio. Intervento che ha permesso di fermare una truffa ai danni della sanità pubblica.

Agli arresti domiciliari sono finiti il legale rappresentante di un centro per la dialisi attivo in provincia di Parma e una sua stretta collaboratrice, infermeria nel centro stesso. Il divieto di esercizio della professione riguarda invece un medico reggiano, attivo sempre nel centro dialisi del Parmense, che attestava falsamente l'esecuzione di prestazioni (appunto le dialisi) che in realtà non erano mai avvenute.

Sette sono i decreti di perquisizione domiciliare emessi dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Parma, di cui tre riferiti alle abitazioni dei tre principali indagati, due riferiti a studi commercialisti – a Parma - detentori di documentazione utile alle indagini, uno riferito al centro dialisi e uno riferito al centro dialisi dell’ospedale di Oglio Po (Cremona) il cui personale operava anche presso il centro dialisi della provincia di Parma.

Il decreto di sequestro penale preventivo finalizzato alla confisca, richiesto sempre dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Parma ed emesso dal Gip, è  riferito al conto corrente del centro dialisi per la somma complessiva di poco meno di 60.000,00 euro.

I tre soggetti destinatari delle misure cautelari sono ritenuti responsabili di aver perpetrato una truffa in danno del Servizio sanitario nazionale mediante la scrittura di una falsa documentazione giustificativa e la costrizione di collaboratori che operano nel centro dialisi per creare dai fittizi dati nelle cartelle cliniche, in modo da ottenere indebiti rimborsi dalla Regione Emilia Romagna, indotta in errore a compensare i costi sostenuti.

I provvedimenti eseguiti sono il risultato dell’attività investigativa - coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Parma - partita da accertamenti condotti dai carabinieri del Nas. Nell’ambito della stessa indagine risultano indagate per gli stessi reati altre quattro persone tra personale infermieristico e personale medico.

Nel periodo 2010-2014, sono risultate 413 prestazioni sanitarie fittizie, che hanno consentito di ottenere il rimborso della somma di poco meno di 60.000 euro dalla Regione.
 

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