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A Reggio i protagonisti della lotta alle cosche

di Ambra Prati
A Reggio i protagonisti della lotta alle cosche

Dai pm minacciati dalla ’ndrangheta Nicola Gratteri e Nino Di Matteo a don Maurizio Patriciello, il prete in prima linea nella “Terra dei Fuochi”

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REGGIO EMILIA. «Un festival antimafia potenziato e ricco di significato, dove, per la prima volta, si interrogherà anche il mondo economico, finora silente». L’auspicio, a margine della presentazione dell’evento è del sindaco di Castelnovo Monti Enrico Bini: «Quella del tessuto economico è stata un’assenza di peso: spesso si tira in ballo la politica, ma quello che è avvenuto a Reggio è passato attraverso le attività lavorative ed è mancata, finora, una riflessione forte. Anche nei verbali del pentito Giuseppe Giglio emerge questa contiguità con il mondo imprenditoriale».

Quello dell’edizione 2016 di “Noi contro le mafie” è «uno sforzo organizzativo notevole, che però non deve far dimenticare, ha sottolineato Albertina Soliani, presidente dell’Istituto Cervi, che «non basta. E’ doveroso esserci, visto il significato più profondo che senza dubbio impregna l’edizione 2016, ma l’impegno non è sufficiente: resta lo scarto, teniamo aperta questa contraddizione». Tra l’altro l’Istituto Cervi, new entry tra i promotori, ha preannunciato che il 7 maggio prossimo organizzerà a Casa Cervi un incontro con Nando Dalla Chiesa.

Il Festival, che quest’anno si intitola “Noi, Comuni e cittadini reggiani contro le mafie”, come ha evidenziato Ilenia Malavasi, vicepresidente della Provincia, ha voluto ampliare la base dei destinatari, dando la priorità alle scuole, e quella degli organizzatori (oltre agli enti locali, Università, ex Provveditorato, Istituto Cervi, Fondazione Ambrosoli e associazioni antimafia come Cortocircuito).

Organizzatori che hanno allestito un ricco cartellone di 40 eventi in sei giorni (dall’11 al 16 aprile), itineranti in tutta la provincia (hanno aderito dodici Comuni, due per distretto: oltre a Reggio, Guastalla, Poviglio, Correggio, Campagnola, Bagnolo in Piano, Rubiera, Scandiano, Albinea, Castelnuovo Monti, Gattatico, Sant’Ilario d’Enza, Bibbiano) e con la partecipazione di specialisti della criminalità organizzata, in gran parte provenienti dal sud. Saranno a Reggio i pm nel mirino delle cosche come Nicola Gratteri e Nino De Matteo, ma anche Francesco Del Bene e Marco Imperato; magistrati come Mario Conte, della Corte d’Appello di Palermo, e Valerio Onida, presidente emerito della Corte Costituzionale, nonché la costituzionalista calabra Donatella Loprieno; docenti universitari come Isaia Sales, Alberto Vannucci, Donato Santeramo, Francesco Maria Gallo, Federico Varese, Cristina Brasili; rappresentanti delle forze dell’ordine come Valerio Giardina, colonnello dell’Arma ora di stanza a Bologna ma con lunga esperienza in Calabria; sacerdoti in prima linea come don Simone Gulmini e don Maurizio Patriciello; giornalisti come Arcangelo Badolato della Gazzetta del Sud e Arnaldo Capezzuto de Il Fatto Quotidiano. La direzione scientifica del Festival è affidata ad Antonio Nicaso, lo scrittore e studioso di mafie di casa a Reggio. Ieri, in diretta via Skype da Toronto, Nicaso ha detto: «Dall’altra parte dell’Oceano sto rivivendo emozioni di anni fa, ai tempi dei primi processi, quando mi accusarono di danneggiare l’immagine della Calabria: sono invece sempre più convinto che non si debba confondere le diversità geografiche con comportamenti personali penalmente rilevanti. Il modello reggiano, e la risposta degli amministratori, può indicare la via». «Come enti locali, già tre anni fa avevamo individuato tre pilastri antimafia: i protocolli antimafia, la rappresentatività con la costituzione di parte civile nel maxiprocesso e l’aspetto prettamente culturale - ha dichiarato il presidente della Provincia Giammaria Manghi - il festival svolge quest’ultimo compito, mentre la giustizia espleta il suo mandato. Una settimana di riflessione, confronto e crescita rivolta a tutta la cittadinanza, ma in via prioritaria alle scuole e agli studenti».

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