Il boss Grande Aracri e gli «amici massoni»
Da Catanzaro spuntano le intercettazioni sui collegamenti della cosca con le logge cosentine
'Ndrine e politica, l'inchiesta si allarga: questo il titolo di un articolo pubblicato sul Corriere della Calabria e collegato a un’inchiesta della direzione distrettuale antimafia di Catanzaro rispetto alle dichiarazioni rese da diversi collaboratori di giustizia sul rapporto tra cosche e mondo politico.
Un filone dell'indagine «è quello che collega il lavoro odierno svolto dal procuratore aggiunto Luberto e dal sostituto procuratore Bruni ad altre due indagini» e il cui collante «sta nel ruolo giocato dalla massoneria che, come spiega il boss Nicolino Grande Aracri, conversando con i fratelli Sbatino e Agostino Marrazzo, a Cosenza ha un ruolo enorme visto che è presente con oltre sessanta logge più o meno regolari. Era l'undici settembre del 2012 - scrive il quotidiano - quando Nicolino Grande Aracri riceveva nella sua casa di Cutro i fratelli Marrazzo. Il boss cutrese deve assolvere ad uno spiacevole compito, spiegare a Agostino Marrazzo che il suo desiderio di transitare nella massoneria cosentina non poteva essere esaudito. Ma c'era la possibilità di metterlo ugualmente nella fratellanza seguendo un'altra via».
Il quadro delle intercettazioni appare piuttosto chiaro. E’ «quanto basta per aggiungere altri tasselli al mosaico criminoso che la Dda catanzarese sta ricostruendo. In una corsa contro il tempo dove nessuno detta i tempi a nessuno». I pm antimafia, insomma, stringono il cerchio attorno agli "informatori" dei clan. E dimostrano i tentacoli in ambienti forse contigui anche a Reggio.
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