Nuovo padrone per l’ex “Moro”
Sant’Ilario: Giovanni Fagioli della Snatt trasformerà in uffici quello che ormai era un “ecomostro”
SANT’ILARIO. E’ ufficiale: quello che tutti i santilariesi conoscono come l’ex ristorante “Il Moro” – o meglio, lo scheletro dell’immobile fatiscente che ne resta – è stato acquistato da Giovanni Fagioli, della Snatt Logistica Spa di Campegine, che ristrutturerà l’ampia area che si affaccia sulla via Emilia, abbandonata e degradata da sette anni, ricavandone uffici per una sua partecipata, la Sinava.
In passato, erano stati parecchi i soggetti che avevano manifestato interesse per l’edificio, che si trova al primo semaforo venendo da Reggio, all’angolo con via Val d’Enza, e diverse le amministrazioni che avevano tentato di riqualificare la centralissima zona a ridosso del centro; ma il prezzo era rimasto un ostacolo insormontabile e solo ora l’accordo di cessione è stato raggiunto.
Pare che i tecnici di Fagioli siano già al lavoro, per iniziare una ristrutturazione senza dubbio impegnativa dal punto di vista dell’investimento. Sarà così riqualificata una struttura che ha accompagnato la storia del paese, dal boom economico alla recente crisi.
A costruire il fabbricato, su terreno all’epoca vergine, nel 1964, fu Rinaldo Rinaldini, che, volendo allargarsi rispetto alla precedente trattoria in via della Libertà (dove ora si trova “Da Nicola”), realizzò un ristorante su due piani di qualità, spesso usato come location per matrimoni e cerimonie. «Un ristorante molto rinomato – spiega la figlia Paola Rinaldini, titolare dell’omonima azienda vinicola di Calerno – eravamo specializzati in selvaggina, tartufo e primizie all’epoca esotiche, oltre ad aver allestito una cantina all’avanguardia. Mio padre si guadagnò una stella Michelin, la clientela arrivava da fuori provincia. Quell’edificio fa parte della mia storia familiare, ci ho vissuto per anni e ci sono legata».
“Il Moro” è rimasto in attività fino al 1983, quando la famiglia Rinaldini ha restituito la licenza in municipio e ha venduto l’immobile a Emilio Dall’Asta, titolare della Beta (ditta di Calerno), poi passata alla Sata Srl degli eredi.
Nella struttura si sono susseguite, in affitto, diverse altre attività di ristorazione. Negli anni 2000 è diventata mensa operaia della Cir, poi trasferitasi nella zona industriale Bellarosa di Calerno: ed è iniziata così l’inevitabile decadenza.
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