Il pentito Pino Giglio chiede di parlare in aula a Bologna
Il difensore Li Gotti: «E’ importante ai fini delle attenuanti» Interrogazione del M5S dopo le sue dichiarazioni sulle cave
REGGIO EMILIA. Si inizia a sentire il peso delle dichiarazioni di Pino Giglio, il primo pentito tra gli imputati di ’ndrangheta nell’inchiesta Aemilia. I verbali degli interrogatori con i pm Marco Mescolni e Beatrice Ronchi entrati nel dibattimento che inizierà di fatto il prossimo 20 aprile, hanno avuto come era facile immaginare un effetto dirompente anche nel processo in abbreviato ancora in corso a Bologna, e che riprenderà la prossima settimana da lui.
PARLA IL DIFENSORE. E’ il suo nuovo avvocato, Luigi Li Gotti - ex sottosegretario, già difensore di pentiti del calibro di Tommaso Buscetta, Giovanni Brusca, Francesco Marino Mannoia e Gaspare Mutolo - ad annunciare che l’imprenditore di Montecchio chiederà di essere interrogato dal gup Francesca Zavaglia. Nei suoi confronti, c’è già una richiesta di condanna a 20 anni e martedì è in programma l’arringa del suo difensore nell’aula Bachelet della Corte d’Appello di Bologna, dove il processo trasloca a causa della fine del contratto di affitto con l’aula bunker delle Fiere. La richiesta verrà avanzata in quel momento. E Pino Giglio, con ogni probabilità in collegamento video dal carcere in cui si trova ristretto, potrebbe già essere autorizzato a parlare in quel momento.
LA COLLABORAZIONE. Per ora, il frutto della sua collaborazione non è entrata nel processo per abbreviato. E per questo Li Gotti ha fatto sapere di aver chiesto di produrre i verbali depositati con le prime dichiarazioni rese da Giglio. Dichiarazioni non utilizzabili però nei confronti di altri imputati. «A meno che - ha spiegato all’Ansa - il giudice non accolga la nostra richiesta di sentirlo. Può decidere, ai fini della sua decisione, di approfondire determinati temi».
La decisione di collaborare al processo con rito abbreviato in corso è un fatto particolare, secondo il legale.
ATTENUANTI. «Un caso del genere non si è mai verificato» ha spiegato Li Gotti. Il quale sui primi verbali depositati, ha commentato: «Ai fini della sua posizione sono positivi e hanno il valore e lo spessore per accedere alla speciale attenuante prevista per la collaborazione».
L’INTERROGAZIONE. Ma intanto, si registrano le prime reazioni politiche alle dichiarazioni di Giglio rese in interrogatorio. Il Movimento 5 Stelle ha presentato un'interrogazione ai ministri dell'Interno e dell'Ambiente e chiede di fare accertamenti in particolare sulle dichiarazioni relative alle cave di ghiaia e sabbia in Emilia-Romagna e Lombardia.
Nel documento - undici i firmatari, tra cui anche le parlamentari emiliane Maria Edera Spadoni e Giulia Sarti - i grillini denunciano: «Appare una povertà di controlli sia sul versante legale, fiscale e ambientale con ulteriori rischi di aggravamento legati a progetti di costruzione ponti senza tenere conto degli scempi ambientali precedenti».
LA GHIAIA. I pentastellati ripercorrono le dichiarazioni di Giglio, sul «business della vendita della ghiaia in nero: centinaia di milioni di metri cubi ceduti sottocosto con svariati sotterfugi».
Al centro di questo, le cave del Mantovano e dell’Emilia Romagna. «La gestione - scrivono i parlamentari - risulta critica e a rischio di infiltrazioni criminali almeno dagli inizi degli anni ’90 e la deposizione di Giglio sembra chiarire le metodiche lucrative di clan e imprenditori».
I grillini nell’interrogazioni citano le cave che elenca Giglio e alcune imprese, come la Bacchi. E chiedono se i ministri «per quanto di competenza, intendano in particolare disporre verifiche sui Piani cave delle province e regioni interessate dai fenomeni a cui si accenna nelle deposizioni dell’inchiesta Aemilia e sui piani rifiuti».
I parlamentari chiedono anche «se intendano in particolare rivedere i piani infrastrutturali apparentemente correlati a fenomeni di traffico e interramento di rifiuti legati anche all’attività di escavazione».
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