Gazzetta di Reggio

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Rubiera è un Comune libero dalle mafie

di Adriano Arati
Rubiera è un Comune libero dalle mafie

Consegnato ieri al sindaco Emanule Cavallaro l’attestato della fondazione Angelo Vassallo alla presenza del prefetto

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RUBIERA. Ufficialmente “Mafia Free”. Da ieri Rubiera possiede la certificazione simbolica promossa in tutta Italia dalla fondazione Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica assassinato nel 2010 da killer camorristi, e dall’associazione reggiano-modenese RES Rete di Elaborazione Sociale. La cerimonia di consegna dell’attestato si è svolta ieri mattina in una sala consiliare gremita, alla presenza di tanti ospiti. Fra loro il prefetto Raffaele Ruberto, la referente di Res e della fondazione Laura Caputo, il capitano Giuseppe Nardò, comandante della compagnia provinciale dei carabinieri, e ufficiali della guardia di finanza. Senza scordarsi Enrico Bini, sindaco di Castelnovo Monti, il primo comune italiano “Mafia Free”, che ha consegnato la pergamena di riconoscimento al primo cittadino rubierese Emanuele Cavallaro. La certificazione simbolica è stata creata nel 2015 per dare vita a una rete di Comuni e amministratori impegnati contro le infiltrazioni criminali. Gli enti che lo ricevono si impegnano a rispettare un decalogo di istruzioni e corretti comportamenti, necessari per mantenere la definizione che potrà poi essere usata nelle proprie comunicazioni istituzionali. «Abbiamo tenuto d’occhio l’attività di questa amministrazione da un po’. Siamo lieti che entri oggi a far parte di questa rete fatta per non lasciare da soli gli amministratori nel loro importante lavoro quotidiano per la legalità» – ha spiegato la Caputo motivando il premio.

Cavallaro ha ricordato che l’impegno rubierese sul tema non è una novità: «A Rubiera c’è consapevolezza del fenomeno da tanti anni. Aemilia è stato uno shock per l’opinione pubblica, che sta attraversando tutte le fasi dell’elaborazione del lutto, che parte necessariamente da una fase negazionista ma che poi deve arrivare all’accettazione e quindi al superamento della difficoltà».

E ha citato un suo predecessore, Danilo Pignedoli, primo cittadino rubierese fra gli anni ’70 e ’80, che compariva nell’ormai celebre documentario di Cortocircuito sulle infiltrazioni del reggiano e in particolare a Brescello.

«Danilo raccontava l’arrivo già alla fine degli anni 70 – negli anni in cui io nascevo – di mafiosi nei cantieri relativi alle opere ministeriali sul Secchia. Noi non abbiamo mai detto che qui la mafia non ci fosse» – ha ricordato Cavallaro. «Questo oggi significa un impegno quotidiano, un controllo minuzioso, anche grazie al lavoro quotidiano dei tecnici, secondo anche il decalogo di Res, ma anche una necessaria chiamata per i cittadini che devono saper raccogliere anche la minima segnalazione».

A proposito di forze dell’ordine, il prefetto Ruberto ha spiegato che un prefetto «non può non essere presente a momenti come questi, dove si sancisce l’impegno delle amministrazioni nella lotta alla criminalità organizzata. E l’impegno dev’essere bilaterale, con i comuni che collaborano con la prefettura, ma anche la Prefettura che collabora quotidianamente con i comuni, tutti i sindaci devono poter contare sul nostro aiuto e sulle conoscenze e informazioni che possiamo mettere a disposizione per affrontare i problemi sul territorio». Ruberto ha poi preso ispirazione dall’attualità, dall’ultimo singolo di Zucchero dal titolo “Partigiano Reggiano”, per concludere la sua riflessione: «l’impegno ed i valori della Resistenza, sono gli stessi che serviranno per battere il fenomeno mafioso».

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