Per Sassi rimborsi boom: «Costretto ad usare l’auto»
Il consigliere dei 5 stelle criticato sul web per l’aumento delle spese in assemblea. «Impossibile tornare a Cavriago con i mezzi pubblici. Ho rispettato i nostri limiti»
REGGIO EMILIA. Prima di essere eletto criticava chi non usava i mezzi pubblici, ma poi, da capogruppo del M5S in Regione, ha “tenuto duro” - tra treni e bus - solo sei mesi, finendo per usare l’auto e quadruplicando le spese di rimborso chilometrico. E’ l’unica cosa che ammette il reggiano Gianluca Sassi, al centro di una bufera, corsa sul web, che lo ha preso di mira per i rendiconti pubblicati online e lievitati nel corso del 2015. Sassi è in nutrita compagnia: non c’è pentastellato che, prima o poi, non sia finito nel mirino dei social network per la differenza tra il dire e il fare, e il mare che ci corre di mezzo. Pare che stavolta i commenti non graditi degli attivisti siano magicamente spariti dai siti istituzionali del M5S, mentre lo stesso interessato ammette qualche malumore da parte dei compagni reggiani di partito.
Sassi i suoi rimborsi sono lievitati, passando da 312 euro nel gennaio 2015 fino a 1.411 euro nel dicembre 2015: il quadruplo.
«Guardi, quando non si entra nel merito e si fa una valutazione di superficie, non mi interessa. Per quanto riguarda i rimborsi, io da agosto uso l’auto personale: fino a luglio usavo i mezzi pubblici, ma a Lugagnano Val d’Arda alle 21 ci vai solo con l’auto. Ora è impensabile, troppi impegni».
Insomma ci ha dovuto mollare?
«Sì, nei primi tempi spendevo appena 250 euro al mese, ma perdevo 4 ore al giorno: ad un certo punto ho dovuto rassegnarmi ad usare la macchina, purtroppo. Mi manca il viaggio il treno o in bus perché hai anche il tempo di leggere e organizzare la giornata, ma treni e bus sono inefficienti: io abito a Cavriago, per tornare da Bologna con i mezzi partivo alle 16. L’ho fatto per mesi, ma poi ho preferito essere presente sul territorio. Bisogna intendersi su cosa significhi lavorare bene in Regione: io vado a Ravenna, Rimini, Piacenza, e questo ha un costo».
Secondo i detrattori lei si trattiene 400 euro per la copertura legale (l’unico, oltre a Gibertoni, a trattenersi questo importo) e non rispetterebbe il famoso tetto dei grillini dei 2.500 euro di stipendio mensile (a dicembre ha percepito 3.035 euro). Cosa risponde?
«Per quanto riguarda le spese legali, i 400 euro li restituisco ogni 6 mesi, non perché me li metto in tasca ma perché aspetto per precauzione: basta dire una parola di troppo e parte una querela, io non sono ricco di famiglia, perciò li accantono, restituendoli in seguito se non li uso. Sul secondo punto noi siamo impegnati a non percepire stipendi superiori ai 5mila euro lordi, pari a 2500-3mila euro netti, cosa che rispettiamo tutti noi consiglieri grillini dell’Emilia-Romagna, me compreso».
D’accordo, questo è un rinfaccio frequente e troppo facile. Ma i denigratori affermano che lei nel 2015 ha percepito in busta paga ben 69.117 euro restituendo solo 11.084 euro.
«Cifre sbagliate, basta controllare online sul sito della Regione. Hanno fatto confusione tra il lordo e il netto: nel 2015 ho percepito 62mila euro lordi di stipendio (senza rimborsi chilometrici), il restituito è netto, le somme devono essere esatte».
Comunque alte per chi predica la sobrietà. Ha sentito i sui colleghi di partito reggiani? Qualcuno le ha espresso solidarietà?
«Non è questione di solidarietà, ma di confrontarsi apertamente. Io con la base di Reggio mi confronto senza alcun problema. Possono esserci critiche, il dialogo o gli appunti non si fanno solo sui social o sui media ma anche di persona e di persona non fa rumore: tutto lì. I reggiani li sento sempre, c’è chi ha espresso perplessità e chi solidarietà: ci sta. Alcuni non hanno capito come sono stati costruiti i rendiconti: glielo spiegheremo».
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