Sul contratto delle tute blu va in scena lo scontro targato Reggio Emilia
Alla vigilia dello sciopero unitario dei metalmeccanici i due principali contendenti vengono dalla nostra provincia: da una parte Maurizio Landini, leader della Fiom, dall'altra il presidente di Federmeccanica Fabio Storchi
REGGIO EMILIA. E' tutto reggiano lo scontro che si gioca in queste settimane sul contratto dei metalmeccanici. Da una parte infatti, a guidare il fronte sindacale, c'è Maurizio Landini, lider maximo della Fiom. Dall'altra parte del tavolo c'è un altro reggiano, il presidente nazionale di Fdedermeccanica e patron della Comer, Fabio Storchi.
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Sul piatto della contesa c'è il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici. Il tema e le posizioni fin qui espresse dagli industriali hanno ottenuto un primo risultato: dopo otto anni dall'ultima mobilitazione, il 20 aprile prossimo si celebrerà uno sciopero generale di categoria.
Gelida era stata la reazione di Storchi alla notizia della proclamazione dello sciopero: «Attendiamo lo sciopero del 20 aprile anche se non credo che avrà una grande adesione». Così il presidente di Federmeccanica aveva commentato lo stato della trattativa sul rinnovo del contratto dei metalmeccanici.
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Nessuna firma a un contratto che non prevede aumenti salariali. Non ci gira intorno il leader Fiom, Maurizio Landini, protagonista all'attivo unitario dei metalmeccanici a Bologna riuniti al Paladozza prorio per discutere del rinnovo del contratto collettivo nazionale per il quale, Cgil, Cisl e Uil hanno già proclamato uno sciopero generale di categoria il 20 aprile prossimo.
D'accordo con Landini anche Marco Bentivogli, numero uno della Fim-Cisl, e Rocco Palombella, segretario della Uilm. «E’ la trattativa più difficile della storia dei metalmeccanici- sottolinea Bentivogli- dal momento che Federmeccanica si è marmorizzata su un'impostazione di salario inaccettabile».
E Palombella aggiunge: «La trattativa sta mostrando tutta la sua debolezza, ora serve la pressione dei lavoratori». Quella dei sindacati, assicura ancora Landini, «non è una posizione pregiudiziale. Potevamo interrompere la trattativa a dicembre, ma abbiamo continuato per dare un segnale: noi vogliamo questo contratto, unitariamente».
Anche perché, sostiene il leader della Fiom, «non siamo di fronte solo a un contratto brutto», ma al fatto che se non si trova l'accordo è perchè «Federmeccanica non vuole il contratto e si tiene le mani libere». Dunque, è l'appello di landini, «per far cambiare idea dobbiamo dimostrare il massimo dell'unità» .
Secondo il numero uno delle tute blu Cgil, «la posta in gioco è alta: si gioca una partità più generale. i metalmeccanici hanno indetto uno sciopero unitario, dopo otto anni, perchè al di là delle diversità c'è un tema comune a tutti».
Ovvero, il rischio che se passa la linea di Federmeccanica «non ci sarà più un contratto per nessuno. Noi siamo disponibili a innovare- afferma Landini- ma l'innovazione non può essere che non esiste più un contratto nazionale». Il leader fiom si dice pronto a «sperimentare cose nuove» e cita, tra le proposte di Federmeccanica, alcuni punti condivisi come previdenza integrativa, formazione, telelavoro e banca delle ore.
«Ma non si può pensare che siano sostitutivi degli aumenti salariali- avverte Landini- non siamo disponibili a firmare un contratto senza aumenti salariali. Va bene il salario di garanzia, ma garanzia per chi? Per i lavoratori che avranno un aumento o per l'azienda che per anni non vede crescere i salari?».
Tra l'altro, aggiunge il segretario della Fiom, «non solo ci vogliono dare pochi soldi, ma vogliono cambiare proprio il modello di contratto». e invece, «devono rimanere due livelli di contrattazione: quello nazionale e quello aziendale».
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