Mostra di Stefano Grasselli per il Vajont
CASINA. Tanti casinesi, ma non solo, sono saliti nel fine settimana a Longarone (Belluno) dove il pittore Stefano Grasselli ha inaugurato una mostra personale di pittura sulla tragedia del Vajont del...
CASINA. Tanti casinesi, ma non solo, sono saliti nel fine settimana a Longarone (Belluno) dove il pittore Stefano Grasselli ha inaugurato una mostra personale di pittura sulla tragedia del Vajont del 1963. La delegazione, guidata dal vice sindaco di Casina Silvano Domenichini, ha affrontato la lunga trasferta in pullman, partendo di buon mattino da Leguigno.
Arrivata a Longarone è stata accolta dal sindaco del paese Roberto Padrin, e dal ricercatore Gianni Oliver. Dopo aver effettuato una visita al cimitero di Longarone ed una visita alla Diga del Vajont, la comitiva si è trasferita in comune dove si è svolta l'inaugurazione della apprezzatissima mostra di pittura, alla presenza della giunta comunale di Longarone al completo. Al termine della cerimonia Domenichini ha rivolto l'invito all’Amministrazione comunale di Longarone a partecipare alla stessa mostra di pittura che verrà ripetuta a Casina durante l'annuale fiera del Parmigiano-Reggiano, la prossima estate.
Il sindaco di Longarone ha accettato l'invito garantendo la sua presenza all’inaugurazione. Stefano Grasselli nasce nel 1960 a Reggio Emilia, da genitori originari del comune di Casina: Giuseppe di Barazzone e Mafalda di Leguigno. Dopo gli anni dell'Istituto d'Arte Chierici di Reggio, si doploma all'Accademia di Belle Arti di Bologna. Pittore, incisore, scultore e docente di materie artistiche, ha preso parte a diverse esposizioni personali e collettive. Le sue opere grafiche e pittoriche sono presenti in importanti collezioni italiane e straniere, come l'Albertina Museum di Vienna, la Biblioteca Panizzi di Reggio, la Galleria Internazionale d'Arte Moderna di Venezia.
Sull’esposizione in corso a Longarone spiega lo stesso Grasselli: «Le motivazioni alla base della mia ricerca artistica sulla tragedia del Vajont risalgono alla mia infanzia, alla fine degli anni '60, quando mio padre, vigile del fuoco, mi raccontava le testimonianze di alcuni suoi colleghi che avevano prestato soccorso sui luoghi del disastro. La mia sensibilità ne rimase profondamente colpita e turbata e con il tempo è divenuta una sorta di tragica ossessione». (l.t.)
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