Delitto Germini: «Annullate la sentenza»
Castelnovo Monti: la procura generale della Corte d’appello di Bologna fa ricorso in Cassazione per motivi di legittimità
CASTELNOVO MONTI. La procura generale di Bologna ha fatto ricorso in Cassazione per chiedere l’annullamento della sentenza dell’omicidio Germini per motivi di legittimità. Tradotto: è troppo mite quella condanna a 16 anni per Fettah Abdelkebir e va rivista.
Ad annunciarlo sono gli avvocati di parte civile, Angela Zannini e Gabriele Iori, che rappresentano la mamma e gli altri familiari di Andrea Germini, il giovane papà di 32 anni ucciso brutalmente la mattina del 18 agosto del 2014 sul greto del fiume Secchia dal suo collega di lavoro, come garzone nella stalla del suocero. Rivale - senza saperlo - del marocchino, che si era invaghito non corrisposto di sua moglie.
«Come parte civile, non potevamo chiedere noi l’annullamento - spiega l’avvocatessa Zannini - ma solo sollecitare le procure a farlo. E dalla procura generale di Bologna ci è arrivata comunicazione che la nostra istanza era stata accolta e che era stato fatto il ricorso in Cassazione. Questo vuole dire che se la Cassazione ci darà ragione, il processo di primo grado dovrà essere rifatto». E’ quello che sperano i familiari di Andrea Germini. «Questa notizia ha portato un piccolo sollievo alla mamma» conclude il legale.
La sentenza di condanna, con rito abbreviato, per il marocchino era arrivata lo scorso mese di ottobre. Il pubblico ministero Valentina Salvi aveva chiesto 30 anni di reclusione per l’omicidio dell’allevatore, colpito prima con una pietra e poi dato alle fiamme. Un’attacco efferato e crudele, che ha portato la vittima a morire tra atroci sofferenze.
Ma il gup aveva accolto la tesi difensiva, rappresentata dall’avvocato Domenico Noris Bucchi. Premiando la confessione arrivata proprio allo scadere, in quell’ultima udienza. Dove non solo il giovane ribadiva di essere stato lui a uccidere il collega, ma confessando anche la premeditazione: raccontò di essersi recato giorni prima sul luogo del delitto per preparare tutto quanto gli serviva per mettere a segno il suo diabolico piano, per eliminare colui che ormai vedeva come ostacolo.
Quella sentenza aveva scatenato molte polemiche. A caldo, dopo la lettura della condanna, la mamma aveva dichiarato in lacrime: «Così il mio Andrea me l'hanno ucciso un'altra volta». Ora, la possibilità che tutto venga rimesso in discussione. (el.pe)
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