Gazzetta di Reggio

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la testimonianza

«Ha detto: usciamo e t’ammazzo»

«Ha detto: usciamo e t’ammazzo»

Il racconto della volontaria: «I ragazzi di colore lo hanno bloccato»

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REGGIO EMILIA. «In tanti anni che vengo qui, questa è la prima volta che succede qualcosa di tanto brutto». Sono passati pochi minuti da quando c’è stata l’aggressione. Mariangela Forghieri è una delle volontarie che ogni giorno regalano il loro tempo a chi più ne ha bisogno. Dopo l’accaduto è tornata dietro il bancone, ha continuato a servire i pasti alle persone che sono continuate a venire. L’orrore per quanto visto, però, non passa. «Una mia collega non smette di piangere...» confida.

Padre e figlio da queste parti si sono visti spesso. «Persone tranquille - assicura - e anche prima non sembrava esserci niente che non andasse. Anche il figlio è sempre educato. Hanno fatto la fila, poi con i piatti si sono messi il padre contro il muro e il figlio di spalle». E’ a quel punto che è successo qualcosa. «Il nostro volontario che anche lui è marocchino ha sentito che diceva: quando esci t’ammazzo - racconta - poi è si voltato, ha tirato fuori il martello e ha cominciato a martellare. Si sentivano i colpi contro il cranio e poi c’era tutto questo sangue che veniva fuori...».

Come gli altri ha assistito al la fuga del giovane e all’intervento di un gruppo di giovani di colore che lo hanno bloccato a terra. «A quel punto è stato lui a dire al nostro volontario: salvami!» conclude.

Dal direttore della Caritas diocesana, Isacco Rinaldi, è arrivato un pensiero per quello che è accaduto: «La Caritas diocesana esprime solidarietà e vicinanza alla vittima, al vescovo, alla presidente Maria Chiara Visconti e ai volontari che ogni giorno si prodigano a favore delle tante persone in stato di necessità. La sofferenza conseguente a questo episodio non sia motivo di scoraggiamento ma ulteriore prova della povertà dell'essere umano che, oltre a un pasto caldo, ha sempre bisogno di ascolto e comprensione». (el.pe)

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